Contagi oggi, l’allarme del Gimbe: “Casi in aumento in 9 regioni”

Dalla Fondazione Gimbe giunge un avvertimento che riguarda i contagi oggi in Italia. La decrescita dei nuovi casi sta invertendosi.

contagi oggi Fondazione Gimbe vaccino
contagi oggi e vaccino allarme da Fondazione Gimbe FOTO Getty Images

La Fondazione Gimbe, sui contagi oggi in Italia, fa suonare un campanello di allarme. L’Ente rende noto che nella settimana compresa tra il 27 gennaio ed il 2 febbraio scorsi i dati raccolti hanno dimostrato come i nuovi casi siano aumentati in 9 regioni. Per cinque di queste c’è da gestire pure un aumento dei soggetti attualmente positivi per ogni 100mila abitanti. Dopo le restrizioni apportate dal Dpcm rilasciato lo scorso 18 dicembre, la situazione è cambiata.

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Dalla zona rossa ed arancione si è passati ad una situazione che ha portato al prevalere della zona gialla. Ma non è solo questo ovviamente ad avere contribuito al peggioramento dei dati sui contagi oggi. Al momento calano comunque i decessi, del 10,5%, e le terapie intensive del 4,9% (rispettivamente da 3.265 a 2.922 casi e da 2.372 terapie intensive a 2.372). Lieve flessione pure per i ricoverati con sintomi. Sussiste però una generale inversione di tendenza della quale ci sono i primi segnali, stando a quanto comunicato da un preoccupato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. A suo avviso è necessario tenere la guardia alta in particolar modo sulle varianti del virus. Gimbe e Cartabellotta si esprimono anche sul Piano vaccini, con poco più di 808mila persone che hanno ricevuto sia la prima dose che quella di richiamo.

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Contagi oggi, la crisi di governo rallenta il Piano vaccini ulteriormente

In termini percentuali si tratta dell’1,36% della popolazione italiana. Ma c’è una grossa disparità da regione a regione. Meno vaccinati risultano esserci in Calabria (0,80%) e si arriva poi all’Emilia-Romagna, che con il suo 1,89% è la zona del Paese nella quale si è fatto di più in questo senso. I vaccini destinati a fare da richiamo negli ultimi 12 giorni hanno poi fatto in realtà da prime dosi.

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Questo è dipeso dall’avere cambiato le carte in tavola da parte delle aziende farmaceutiche con le quali l’Italia aveva firmato dei contratti per altri accordi. Che non prevedevano certo un taglio delle forniture. In tutto ciò anche la crisi di governo aperta da Matteo Renzi ha contribuito a rallentare il Piano vaccini, creando una situazione di confusione ed incertezza nel bel mezzo della pandemia.