Kabir Bedi, la morte dell’ex moglie Parveen Babi: era un’attrice famosissima

Kabir Bedi, ecco chi era la ex moglie Parveen Babi: morta nel 2005 era malata di una grave patologia mentale, su di lei è stato scritto un libro.

Parveen Babi, nata a Junagadh il 4 aprile 1954 e morta a Mumbai il 20 gennaio 2005, è stata una celebre attrice di Bollywood indiana. Amatissima anche dal pubblico internazionale, la star ha recitato in più di 60 film.

Parveen Babi: carriera e malattia

Parveen Babi era un’attrice bellissima, seducente e allo stesso tempo schietta. Entrò nell’industria cinematografica hindi nei primi anni ’70, e fu subito capace di conquistarsi l’affetto dei media e del pubblico. La sua vita, tuttavia, è stata piena non solo di successi ma anche di fallimenti, delusioni amorose e spiritualità. La giornalista indiana Karishma Upadhyay ha pubblicato una biografia della vita di Parveen, intitolata “Parveen Babi: A Life”. “Devo ammettere che scrivere un libro su Parveen non è stata una mia idea” ha confessato la scrittrice. “È venuta da un editore di Hachette India. C’era molto della sua vita che era affascinante. Ero molto curiosa di raccontare la vita di una delle più grandi attrici di Bollywood negli anni ’70 e ’80, così sola che il suo corpo fu scoperto solo tre giorni dopo la morte”.

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Upadhyay ha rivelato che la ricerca del materiale per costruire il libro è stata una grande sfida durata tre anni, perché è difficile trovare materiale d’archivio sui film di Bollywood. “Parveen era una beniamina dei media e ci tenevo molto ad avere anche la sua voce nel libro, quindi era imperativo per me mettere le mani su riviste degli anni ’70 e ’80”, ha spiegato la scrittrice. Parveen Babi ha lottato con la schizofrenia tutta la sua vita, finché è morta sola nel 2005. La sua malattia era quasi sconosciuta al pubblico. Karishma ha raccontato: “La gente è pronta a credere alle più stravaganti teorie di complotto, ma trova difficile credere che qualcuno possa aver sofferto di problemi di salute mentale. Dobbiamo avere più conversazioni sulla malattia mentale e normalizzare la richiesta di aiuto”.