Adolf Eichmann, chi era il criminale nazista che sterminò gli ebrei

Adolf Eichmann è stato uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista, e per questo considerato un simbolo del male assoluto. 

Il militare, funzionario e criminale di guerra tedesco Adolf Eichmann è stato uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista. Non a caso viene considerato un simbolo del male assoluto. Vale la pena di ricorda chi è stato e cosa ha fatto, soprattutto nella ricorrenza del Giorno della Memoria, per evitare che gli orrori del secolo scorso possano mai ripetersi.

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La vita di Adolf Eichmann nel segno del male

Otto Adolf Eichmann nacque a Solingen, in Germania, il 19 marzo 1906. Abbandonò prima del diploma la scuola superiore e cominciò un corso per meccanico, ma nel 1923 abbandonò anche questo per lavorare presso l’azienda paterna di estrazione mineraria. Tra il 1925 e il 1927 trovò impiego come agente commerciale presso l’Oberösterreichische Elektrobau AG. Dopo essere passato alla Vacuum Oil Company AG, una sussidiaria della Standard Oil, rientrò in Germania nel luglio 1933.

Eichmann non aveva mai mostrato particolare interesse per la politica, ma cominciò a partecipare a manifestazioni e raduni di partiti che in quegli anni si svolgevano numerosi sia in Germania sia in Austria, e durante una manifestazione del NSDAP incontrò un vecchio amico di famiglia, Ernst Kaltenbrunner, entrando così a far parte delle SS.

Affascinato dalla conoscenza del nemico, gli ebrei, Eichmann intuì che una reale possibilità di fare carriera all’interno delle SS proprio nel presentarsi come esperto di ebraismo e sionismo e a tal fine nel 1937 si recò in Palestina (all’epoca Mandato britannico) dove, sotto copertura, visitò Haifa e diversi kibbutz, prima di essere scoperto dai britannici ed espulso.

Col grado di SS-Obersturmbannführer Eichmann diventò responsabile di una sezione del RSHA; esperto di questioni ebraiche, e perseguendo la “soluzione finale” organizzò il traffico ferroviario per il trasporto degli ebrei ai vari campi di concentramento. Sfuggito al processo di Norimberga, si rifugiò in Argentina, dove venne individuato e catturato dal Mossad. Fu processato in Israele e condannato a morte per genocidio e crimini contro l’umanità.

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Molti ebrei che conobbero Eichmann riferirono del suo violento disgusto verso di loro, affermando che girava armato di frustino, e percorreva molto velocemente gli uffici dove stavano gli ebrei in attesa del visto per l’espatrio (prima della decisione dello sterminio), poiché non voleva respirare a lungo “l’aria contaminata” dagli ebrei. Eppure, Eichmann rimase sempre e solo un efficiente ma oscuro burocrate, poco apprezzato anche dai suoi superiori e dai suoi commilitoni, che gli rimproveravano l’inclinazione all’alcol. E proprio la scarsa notorietà gli permise, a fine conflitto, di far perdere le proprie tracce e rimanere nascosto per cinque anni nelle campagne tedesche, per poi trovare rifugio in Argentina, come molti altri nazisti, fino alla cattura.

Il processo Eichmann del 1961, quindici anni dopo quello di Norimberga, fu il primo processo a un criminale nazista tenutosi in Israele. L’arrivo di Eichmann in Israele fu accolto da una fortissima ondata di esultanza mista a odio verso colui che rappresentava nell’immaginario dei sopravvissuti ai lager uno dei maggiori responsabili della sorte degli ebrei. Ma Eichmann offrì un’immagine poco appariscente e quasi sommessa di sé, ben diversa da quella di inflessibile esecutore degli ordini del Führer. Negò di odiare gli ebrei e riconobbe soltanto la responsabilità di avere eseguito ordini come qualunque soldato avrebbe dovuto fare durante una guerra. Non a caso Hannah Arendt lo descrisse, con una frase poi passata alla storia, come l’incarnazione dell’assoluta “banalità del male”.

Adolf Eichmann fu impiccato in una prigione a Ramla pochi minuti prima della mezzanotte di giovedì 31 maggio 1962. La sua è stata l’unica esecuzione capitale di un civile eseguita in Israele, che ha una politica generale di non impiego della pena di morte. Il cadavere fu cremato e le sue ceneri vennero caricate su una motovedetta della marina israeliana e disperse nel Mar Mediterraneo al di fuori delle acque territoriali israeliane.

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