Mario Biondi, chi è la prima moglie Monica: perché si sono lasciati dopo 6 figli

Mario Biondi però ha dato alla luce i suoi primi sei figli con l’ex moglie Monica Farina. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lei. 

Mario Biondi e Monica Farina sono stati insieme per ben 15 anni e hanno messo al mondo sei figli: Marzio, Zoe, Marica, Louis Mario, Ray, Chiara. Dopo la separazione pare che i due siano comunque rimasti in buoni rapporti. Conosciamo più da vicino la prima moglie del cantante (e cantante a sua volta).

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L’identikit di Monica Farina

Monica Farina è nata a Parma in una famiglia in cui ha respirato musica fin da bambina. Il nonno Sergio suonava la batteria a livello amatoriale ma con passione, una zia era corista fissa al teatro La Scala di Milano, il papà Jimmy, patito di Rock e Blues, le ha trasmesso la passione per il grande Joe Cocker.

Fin da bambina, Monica ha seguito il papà nelle prove con la sua band e ha collaborato con lui in numerosi concerti. Pian piano ha iniziato anche ad avere esperienze musicali proprie, con musicisti professionisti, nonostante la giovanissima età, e intorno ai 13 anni ha iniziato a girare nella provincia di Parma facendo tante serate e matrimoni.

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La passione di Monica per la black music si è incanalata sempre più verso il soul, R&B e il Gospel… oltre alla cosiddetta musica leggera americana, rappresentata dalla sua Musa ispiratrice “the Voice miss Witney Houston”, che lei ama chiamare “La Zia”. Altri pilastri della sua formazione musicale sono Luther Vandros, Ray Charles, Diana Ross, Dianne Worwik, Phil Parry, Bebè Winans, Brian McKnight, Stevie Wonder, Yolanda Adams, R Kell.

Il filo conduttore della musica di Monica Farina risiede nell’energia e la passione trasmesse da un genere musicale che va al di là di qualunque barriera e arriva all’anima perché ne è una componente fondamentale. Per dirla con le sue parole: “In questa musica non ti devi nascondere, ma far emergere e condividere ciò che sei, e che hai. Le persone sono pronte ad emozionarsi quando percepiscono spontaneità, e poi senza dubbio ci vuole anche un po’ di follia sana, cioè mettersi in gioco e a disposizione della musica stessa, in modo molto umile e intenso”.