Pornhub, l’inchiesta denuncia il sito: pubblica pedofilia e stupri

Un’inchiesta pubblicata dal New York Times rivela tutta la verità su Pornhub: ecco come il sito guadagna dalla pedofilia, dagli stupri e dalla prostituzione. 

La piattaforma di streaming per video per adulti Pornhub presenta se stessa come “la faccia giovane del porno”, promuovendo il diritto ad una sessualità libera. Lo scorso marzo, per seguire e promuovere questa sua fama, ha reso gratuiti contenuti normalmente a pagamento sul sito: lo scopo sarebbe stato quello di aiutare gli italiani a restare a casa, evitando di andare in giro ad aumentare i contagi di Covid. In realtà una lunghissima inchiesta portata avanti da Nicholas Kristof, vincitore del premio Pulitzer, e pubblicata sul New York Times, dimostra che il sito ha ben poco di buono. Infatti permette agli utenti di pubblicare, condividere e scaricare anche video di veri e propri stupri, e si rifiuta di rimuoverli anche dopo le denunce delle vittime.

Se vuoi seguire tutte le notizie scelte dalla nostra redazione in tempo reale CLICCA QUI!

“Pornhub è come YouTube, in quanto permette al pubblico di pubblicare i propri video. La grande maggioranza dei 6,8 milioni di nuovi video pubblicati ogni anno sul sito coinvolge probabilmente adulti consenzienti, ma molti mostrano abusi su minori e violenza non consensuale. Poiché è impossibile sapere con certezza se un giovane in un video ha 14 o 18 anni, né Pornhub né nessun altro ha una chiara idea di quanto sia il contenuto illegale” spiega Kristof. “A differenza di YouTube, Pornhub permette di scaricare questi video direttamente dal suo sito web. Quindi, anche se un video di uno stupro viene rimosso su richiesta delle autorità, potrebbe essere già troppo tardi: il video continua a vivere quando viene condiviso con gli altri o caricato altre volte”. Senza nessuno strumento speciale, semplicemente cercando sul sito, Kristof ha trovato centinaia di migliaia di video anche di minorenni e giovanissimi (under 13).

Pornhub, valide ragioni per cui il sito andrebbe boicottato

Nel corso della sua ricerca Kristof ha intervistato diverse ragazze e ragazzi di cui video sono finiti sul sito porno senza il loro permesso. Su Pornhub restano anche i video di una ragazza 23enne adottata dalla Cina quando aveva 9 anni e poi costretta alla prostituzione. “Pornhub è diventato il mio sfruttatore” dice. “Continua a vendermi, nonostante sia sfuggita a quella vita cinque anni fa”. Ma nella stessa situazione tantissime altre ragazze molto giovani. Serena K. F. ha mandato un video nuda al ragazzo di cui era innamorata da adolescente: quelle immagini hanno iniziato a circolare sui cellulari dei suoi compagni di scuola, diffuse dallo stesso ragazzo che gliele aveva chieste, e poi sono finite su Pornhub. Serena racconta che il video è rimasto online anche dopo che sua madre ha chiesto al sito di rimuoverle: ogni volta che veniva eliminato, qualcun altro lo caricava di nuovo. Serena ha tentato il suicidio più volte e ha sviluppato una tossicodipendenza. Oggi, a 19 anni, è riuscita a smettere con la droga ma è una senzatetto: vive nella sua macchina e non sa più come ricostruirsi una vita. “Stanno facendo soldi con il momento peggiore della mia vita, con il mio corpo” racconta una ragazza colombiana vittima di prostituzione minorile quando aveva 16 anni. “Non finirà mai. Stanno facendo un sacco di soldi con il nostro trauma” aggiunge un’altra. E Kristof spiega: “È un tema ricorrente tra le sopravvissute: un’aggressione alla fine finisce, ma Pornhub rende interminabile la sofferenza”.

Potrebbe interessarti leggere anche –> Scandalo sessuale a Macerata: foto di minori pubblicate su PornHub

L’inchiesta dimostra che Pornhub sta facendo poco e nulla per impedire gli abusi ed evitare di rendere pubbliche immagini di stupri. Solo recentemente ha aumentato i moderatori dei contenuti, ma ancora non ne rende pubblici i numeri: tutto questo accade nonostante Pornhub sia il decimo sito web più visitato al mondo, ancora più di Netflix e Amazon. I gestori del sito respingono le accuse, si rifiutano di parlare con il New York Times e godono dell’immunità quasi totale riservata a chi pubblica contenuti altrui. Sono soprattutto queste regole a permettere l’esplosione della pedopornografia online, avvenuta negli ultimi anni non solo su Pornub. In soli tre mesi, quest’anno, Facebook ha rimosso 12,4 milioni di immagini relative allo sfruttamento dei minori e Twitter ha chiuso 264.000 account. Ma Pornhub ha infinitamente meno segnalazioni di abusi: il motivo è sicuramente che i suoi utenti non li denunciano, anzi spesso li cercano.