Emanuela Orlandi, chi è Enrico De Pedis: qual è il suo ruolo nel rapimento

Enrico De Pedis, detto Renatino, è stato un mafioso italiano, boss della banda della Magliana. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui. 

Enrico De Pedis, detto Renatino (Roma, 1954 – 1990), è stato un mafioso, boss della banda della Magliana. Nato e cresciuto a Trastevere, ha iniziato la sua carriera nella mala romana come scippatore per poi passare alle rapine. Arrestato il 20 maggio del 1974 e poi ancora nel 1977, ha scontato la pena fino all’aprile del 1980. Sempre ben vestito e ben pettinato, con una cura maniacale della propria immagine, veniva chiamato “bambolotto”. Il 25 giugno 1988 si unì in matrimonio con la fidanzata Carla Di Giovanni, conosciuta nel rione Testaccio.

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L’identikit di Enrico De Pedis

Il coinvolgimento di Enrico De Pedis nella scomparsa di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, avvenuta in circostanze misteriose il 22 giugno del 1983 a Roma, quando lei aveva solo 15 anni, iniziò a prendere forma nel 2008 dalle indagini della magistratura romana che seguirono alle dichiarazioni (mai riscontrate e spesso smentite) di Sabrina Minardi, pentita ed ex amante di Renatino, secondo cui De Pedis avrebbe eseguito materialmente il sequestro per ordine dell’allora capo dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), monsignor Paul Marcinkus.

Secondo la versione della Minardi, la Orlandi fu assassinata sei o sette mesi dopo il sequestro e il suo cadavere venne occultato all’interno di una betoniera nei pressi di Torvajanica, assieme ai resti di un altro giovanissimo ostaggio, Domenico Nicitra, figlio 11enne di un ex appartenente alla banda della Magliana, il siciliano Salvatore Nicitra.

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Le dichiarazioni della Minardi, giudicate dagli inquirenti poco credibili e incoerenti anche per via della sua tossicodipendenza, attirarono nuovamente l’attenzione sul caso quando venne rinvenuta la BMW che la stessa Minardi raccontò di aver utilizzato per il trasporto della Orlandi e che risultò appartenuta prima al faccendiere Flavio Carboni e successivamente a uno dei componenti della banda della Magliana. Senza dimenticare che nel luglio del 2005 alla redazione del programma Chi l’ha visto? (Rai 3) arrivò una telefonata anonima: “Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca, e chiedete al barista di via Montebello, che pure la figlia stava con lei…”.

A partire da quella telefonata, la giornalista Raffaella Notariale riuscì a trovare le fotografie della tomba e i documenti originali che autorizzavano lo spostamento della salma di De Pedis dal cimitero del Verano alla cripta della basilica di Sant’Apollinare, firmati dal cardinale Ugo Poletti e da monsignor Piero Vergari. E nel 2007 un altro pentito della banda della Magliana, Antonio Mancini, detto Accattone, rilasciò dichiarazioni relative al coinvolgimento di De Pedis e di alcuni esponenti vaticani nel caso Orlandi, rivelando ai magistrati della Procura di Roma che in carcere, all’epoca della scomparsa della 15enne “si diceva che la ragazza era robba nostra, l’aveva presa uno dei nostri”. Il 14 maggio 2012, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, fu aperto il sarcofago di marmo contenente la bara di De Pedis: gli accertamenti permisero di identificare la salma con quella di Enrico De Pedis, escludendo la presenza del cadavere della Orlandi. Ma il giallo è tuttora irrisolto.

EDS