Maxiprocesso di Palermo, chi erano gli imputati e come è finito

Il Maxiprocesso di Palermo ha segnato una pagina fondamentale della storia del nostro Paese. Ripercorriamone le tappe principali. 

Con l’espressione Maxiprocesso di Palermo si intende il processo penale celebrato a Palermo per crimini di mafia (il nome esatto dell’organizzazione criminale è Cosa nostra), tra cui omicidio, traffico di stupefacenti, estorsione, associazione mafiosa. In primo grado gli imputati erano 475 (poi scesi a 460 nel corso del processo), con circa 200 avvocati difensori.

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La storia del Maxiprocesso di Palermo

Il Maxiprocesso di Palermo durò dal 10 febbraio 1986 (giorno di inizio del processo di primo grado) al 30 gennaio 1992 (giorno della sentenza finale della Corte di Cassazione). Tuttavia spesso per Maxiprocesso si intende il solo processo di primo grado, durato fino al 16 dicembre 1987.

Il primo a pensare che presso l’ufficio istruzione del tribunale di Palermo potesse essere istituita una squadra di giudici istruttori fu il consigliere istruttore Rocco Chinnici. Quando nel 1983 Cosa nostra uccise anche Chinnici, il giudice chiamato a sostituirlo, Antonino Caponnetto, decise di mantenere e ampliare l’organizzazione dell’ufficio voluta dal predecessore. E scelse, tra i giudici istruttori che meglio conosceva e dei quali riteneva di potersi fidare, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello. Questi avrebbero svolto tutte le indagini su Cosa nostra, coadiuvati dal sostituto procuratore Giuseppe Ayala e tre colleghi, il cui compito era anche quello di portare a processo come pubblici ministeri i risultati delle indagini del pool e ottenere le condanne.

Numeri alla mano, si è trattato del più grande processo penale mai celebrato al mondo. Il primo grado di giudizio si concluse con pesanti condanne: 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2.665 anni di reclusione. Dopo un complesso iter processuale, tali condanne furono poi quasi tutte confermate dalla Cassazione. Concluso il Maxiprocesso, Cosa nostra sentì impellente la necessità di contrattaccare: tra il 1992 e il 1993 venne organizzata e realizzata una serie di attentati, le cui vittime più note furono i giudici Falcone e Borsellino, nonché l’eurodeputato Salvo Lima (quest’ultimo, legato a esponenti mafiosi, per non essere riuscito a far modificare in Cassazione la sentenza del Maxiprocesso stesso).

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EDS

Falcone e Borsellino crocefissi