Coronavirus, l’appello dei medici: “Ospedali in deficit di organico”

Continuano gli appelli dei medici riguardo l’assunzione di personale che possa aiutare ospedali e medici di base durante l’emergenza.

Continua senza sosta la crescita della curva epidemiologica in Italia. Ieri sono stati altri 29 mila i casi di contagio da Coronavirus e 208 le vittime. Il dato che però spaventa maggiormente riguarda la crescita delle ospedalizzazioni, ieri infatti sono stati ricoverati 936 pazienti. Cresce, purtroppo, anche il numero delle terapie intensive (+96 ieri) che è ormai giunto nei pressi della soglia dei 2000 ricoverati.

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Proprio questi numeri hanno indotto il governo a richiedere nuovamente un vertice con il comitato tecnico-scientifico. L’obiettivo è sempre lo stesso: cercare di interrompere la crescita dei contagi per non stressare ulteriormente il settore sanitario e permettere a tutti gli italiani di avere a disposizione l’assistenza medica, per il covid ma anche per le altre patologie. Si cercherà di farlo evitando ancora una volta una chiusura generalizzata, ma immettendo un coprifuoco a partire dalle 18 e restrizioni più dure nelle zone maggiormente colpite dalla pandemia.

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I medici chiedono aiuto: “Ospedali in deficit di organico”

Il dpcm dovrà considerare anche le richieste dei medici impegnati in prima linea nel contrastare l’emergenza sanitaria. Ieri il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, su Facebook ha scritto: “Sarebbe utile e necessario che lo Stato e le Regioni mettessero i medici nelle condizioni poter assistere tutti con una migliore organizzazione. Penso alle strutture ospedaliere spesso in deficit di organico, con reparti repentinamente trasformati per assistere gli ammalati Covid”.

Lo stesso Anelli sottolinea come il deficit d’organico riguarda anche la medicina di base: “Penso all’assistenza territoriale abbandonata a se stessa. Non è accettabile che un medico di famiglia, ad esempio, debba da solo somministrare 800 vaccini o eseguire decine di tamponi in assenza di personale di studio o di un infermiere”.