Nuovo lockdown | Gimbe |’Situazione disastrosa ma si può impedire’

Secondo la fondazione Gimbe, un nuovo lockdown è la soluzione più efficace per limitare la pandemia “ma potremmo ancora farne a meno”

Nuovo lockdown Gimbe
Fondazione Gimbe sulla eventualità di un nuovo lockdown Foto dal web

Un nuovo lockdown può ancora essere evitato. Ne è sicuro Nino Cusano, che presiede la Fondazione Gimbe e che a Radio Cusano Campus parla della situazione inerente la pandemia in Italia. A suo dire la catastrofe è sotto agli occhi di tutti, con il rischio di arrivare anche a 40mila e passa contagi ed a più di 500 morti al giorno.

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La sua Fondazione Gimbe, nel periodo di tempo compreso tra il 21 ed il 27 ottobre scorsi, ha stimato un aumento imponente della recrudescenza relativi ai nuovi contagi oggi. I numeri sono raddoppiati rispetto alla settimana precedente, dove gli infetti scoperti risultavano essere poco meno di 69mila in tutta Italia. Nei successivi sette giorni tale numero è salito a più di 130mila, con anche i decessi aumentati di più del doppio (108%) con 541 nuovi ricoveri in terapia intensiva. “Eppure un nuovo lockdown può ancora essere evitato. Ma bisogna agire quanto prima, con la chiusura totale di bar, ristoranti e simili. Altrimenti tra due settimane avremo a che fare con un disastro immane”. La Fondazione Gimbe aveva espresso la necessità di intraprendere chiusure localizzate già da inizio settembre. Occorreva limitare od impedire la mobilità a province ed anche ad alcuni comuni.

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Nuovo lockdown, Fondazione Gimbe: “Gli incontri vanno limitati al massimo”

Ed anche oggi ci sarebbe bisogno in effetti di un nuovo lockdown in certe aree, come avvenne ad esempio a Vo’ Euganeo od a Lodi già da febbraio. Le chiusure sono un provvedimento doloroso ma fondamentale per alleggerire la pressione negli ospedali. Ancora, per Cartabellotta sarebbe importantissimo ridurre gli assembramenti con più di 10 persone. Perché è con il contatto fisico che la pandemia prende piede. E per giustificare le chiusure di locali ed altri luoghi di aggregazione, come cinema e teatri, bisognerebbe anche spiegare con più chiarezza alla popolazione i motivi di tutto ciò. C’è la percezione che si tratti soltanto di un accanimento, nonostante il primo ministro Giuseppe Conte abbia affermato più volte di avere agito dietro consultazione degli esperti del Comitato tecnico scientifico e per estrema necessità. “È fondamentale che le persone si incontrino di meno”. conclude Cartabellotta.