La 13enne poteva essere salvata: i segnali drammatici ignorati da tutti

Una mamma è stata condannata a 3 anni e mezzo di carcere per aver lasciato morire la figlia 13enne dopo un anno di maltrattamenti.

Quest’oggi il tribunale di Edimburgo ha condannato Sharon Goldie a 3 anni e mezzo di carcere per aver maltrattato la figlia ed averla lasciata morire tra atroci dolori per negligenza. La storia della piccola Robyn, ragazzina di soli 13 anni, è di quelle che lascia l’amaro in bocca e fa chiedere il perché le persone riescano a raggiungere un simile grado di cattiveria e menefreghismo.

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La madre aveva perso la sua tutela quando Robyn aveva solamente 4 anni, poiché accusata di maltrattamenti. Per 8 anni la bimba aveva vissuto felicemente con i nonni, ma nel 2017 la madre aveva riottenuto l’affidamento e da quel momento la sua giovane vita è diventata un inferno. La madre, infatti, era sempre aggressiva e violenta, la picchiava, le urlava contro, la mordeva e le sputava addosso.

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Dal luglio 2017 al luglio 2018, Robyn è stata vittima di continue vessazioni fisiche e psicologiche. In questo periodo sono giunte segnalazioni di maltrattamenti sia dalla scuola che dal vicinato, ma la bimba è rimasta sempre in casa con quella madre che non la voleva. In questo lasso di tempo ha sviluppato un ulcera che si è tramutata in peritonite e che ne ha causato la morte.

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Mamma lascia morire la figlia 13enne per andare al pub: la sentenza del giudice

Quella tragica sera Robyn ha cercato di chiedere aiuto, a provato a suscitare nella madre se non amore, un minimo di pietà. Il dolore che provava era atroce e la 13enne lo diceva con insistenza alla donna, la quale le rispondeva che stava semplicemente cercando attenzioni e che non avrebbe ceduto ai suoi capricci rinunciando ad uscire. Quando è tornata a casa, però, l’ha trovata priva di vita sul divano. Inutile, a quel punto, l’intervento dei soccorsi.

Il giudice che ha presieduto il processo è rimasto sconvolto dalla ricostruzione dei fatti e si è visto costretto a condannarla. Prima di pronunciare la condanna ha detto all’imputata: “Il tuo è un crimine che comprende una considerevole crudeltà per un lungo periodo. E’ una situazione deplorevole che tu nel 2017 ti sia trovata con la responsabilità di prenderti cura di una ragazzina di 12 anni la cui tutela ti era stata tolta quando ne aveva 4 poiché la protezione minori aveva ravvisato episodi di negligenza“.

Il giudice sottolinea come le fosse stato offerto di prendere delle lezioni su come fare il genitore, ma che la donna ha rifiutato. Infine di dispiace del fatto che, nonostante le segnalazioni di abusi, i maltrattamenti siano andati avanti per oltre un anno: “Culminando in considerabile dolore, ansia, sofferenze e nella morte di una 13enne”.