Coronavirus, a Milano situazione grave: “Moriranno in casa”

In Italia peggiora l’emergenza Coronavirus, a Milano situazione grave e i medici sottolineano: “Moriranno in casa o ambulanza”.

(MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Grave la situazione legata alla diffusione del Coronavirus a Milano: lo denuncia Maurizio Viecca, primario di Cardiologia all’ospedale Sacco, al ‘Corriere della Sera’. Nel capoluogo meneghino, negli ultimi giorni, la percentuale di tamponi positivi sul totale di quelli effettuati è salita addirittura al 17% e ora vengono chiesti da più parti provvedimenti urgenti.

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Viecca per primo sottolinea in maniera netta: “Gli ospedali di Milano sono al collasso, non c’è più posto per i pazienti. Avanti così, si rischia di morire in ambulanza o in casa, come accadeva in primavera”. Milano come Bergamo in primavera? La speranza di tutti è che la situazione non precipiti. La consapevolezza dei medici è che questo potrebbe accadere.

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Cosa sta accadendo a Milano: perché è alta l’allerta Coronavirus?

(MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Il primario di Cardiologia del Sacco denuncia una situazione che a quanto pare non sarebbe direttamente legata alla carenza di posti letto. Viecca a tal proposito ci tiene a precisare: “La crisi degli ospedali non dipende tanto dai posti liberi o meno, ma dalla mancanza di personale. Tanti operatori sanitari si sono ammalati, in percentuali che in primavera non si era riscontrate perché a Milano il virus circolava meno. Occorre immediatamente ridurre i contatti, sui mezzi pubblici anzitutto. Si deve aprire l’Area C a Milano, si devono utilizzare pullman privati a uso turistico”.

Chiesto dunque l’intervento delle forze dell’ordine, perché mettano a punto controlli efficaci per evitare il peggio e per sanzionare chi ancora oggi non usa la mascherina: “Se il 95% delle persone utilizzasse mascherine a norma, avremmo migliaia di morti in meno e il lockdown sarebbe risolutivo e breve, come dimostra uno studio dell’Università di Washington. Il controllo dell’utilizzo delle mascherine e le sanzioni per chi non le indossa o le indossa scorrettamente è per le istituzioni un dovere sociale ma anche morale”.