Tania Cagnotto, chi è il padre Giorgio: anche lui tuffatore straordinario

Giorgio Cagnotto, chi è il padre e allenatore della grande Tania: anche lui ex tuffatore, la carriera sembra ripetersi nella figlia.

Tania Cagnotto, classe 1985, è sicuramente la miglior tuffatrice italiana di sempre. Oggi lavora anche come telecronista televisiva sportiva, e ha di fatto ottenuto gli stessi identici risultati sportivi ottenuti in campo maschile da suo padre Giorgio. Quando a Londra, nel 2012, Tania ha perso la medaglia per pochissimi punti, suo padre ha visto ripetersi un triste episodio successo a lui anni prima: “Da Londra siamo tornati feriti tutti e tre, lo ammetto”, ha raccontato Giorgio durante un’intervista a proposito. “Io, da padre e da allenatore, soffrivo per Tania. Tania, da atleta e da figlia, soffriva per me. Mia moglie Carmen (ex tuffatrice anche lei ndr), che vuole bene a tutti e due, forse sugli spalti è stata peggio di tutti. […] Londra era l’Olimpiade perfetta: per l’età, per l’esperienza, per la concorrenza. Nel singolo ha giocato contro la sorte che in gara un po’ conta sempre, nel sincro un giudizio che ancora mi pare ingiusto. Ma lo sport è anche questo. Sembra strano, ma se ne esce anche più forti”.

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Giorgio Cagnotto, quando il ruolo di padre incontra quello di allenatore

La famiglia ha cantato vittoria e ha sofferto insieme, senza perdersi d’animo per le sconfitte. L’allenatore e padre ha addirittura coniato un termine, la “classica cagnottata”, per riferirsi a quell’ultimo tuffo con cui padre e figlia hanno l’abitudine di rovinare i risultati. Lo rivendono come un marchio di fabbrica, senza prendersi troppo sul serio: “Ero bravo, a rovinare gare all’ultimo tuffo”, dice Giorgio. Ma Tania è migliore: “Tania è più professionista, di cagnottate ne ha fatte poche”. Quando il ruolo di padre si scontra con quello di allenatore, la situazione diventa difficile. A proposito di questa particolare situazione familiare Cagnotto ha spiegato: “Mentre crescono, che siano atleti, figli, bisogna tarare i rapporti: l’ho capito il giorno che Tania, adolescente, mi ha detto: ‘Sei cambiato’. Era lei che cresceva e non mi riconosceva. Ora, che ha trent’anni, a un’atleta così hai poco da dire. Ci devi solo essere”. L’uomo ha raccontato anche l’inevitabile preoccupazione di esporre la figlia ad uno sport così difficile e pericoloso: “I tuffi sono anche un rischio. Un giorno, dopo tanti anni che non mi tuffavo più, sono salito sulla piattaforma per controllare una cosa e per un attimo l’ho pensato: ‘Ma io faccio tuffare mia figlia da qui?”. E ha aggiunto “Ecco, io vorrei che i tanti che giudicano un errore davanti alla tv, una volta sola provassero ad affacciarsi alla lingua di cemento sospesa a 10 metri dall’acqua, per provare la vertigine che dà. Poi tornino pure giù dalla scaletta”.

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