Coronavirus, allarme di Guerra: manca personale e la sanità di base in tilt

Il membro del Cts nonché vicepresidente dell’Oms Ranieri Guerra parla delle criticità del sistema sanitario nel fronteggiare il coronavirus.

Sapevamo che in autunno-inverno il pericolo del Coronavirus sarebbe tornato a minacciare gli italiani. Era stato ripetuto sia durante la fase del lockdown che per tutta la fase iniziale della riapertura. Sapevamo dunque che il virus non era scomparso e che una nuova ondata si sarebbe potuta presentare in qualsiasi momento. Il momento è giunto e i numeri dei contagi lo dimostrano (oltre 15 mila ieri). Aumentano sensibilmente anche i ricoveri ospedalieri ordinari (9.056, +603 ieri), mentre rimane sotto controllo per ora il numero di terapie intensive (926 unità con un aumento giornaliero di 56).

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A rendere la situazione critica è la mancanza di personale specializzato per i reparti di rianimazione. Questo significa che il personale specializzato è costretto a fare turni massacranti e che, per forza di cose, altre patologie possano essere trascurate. Non a caso nella riunione del parlamento di ieri si discuteva della necessità di assicurare agli italiani le cure per le altre patologie.

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Coronavirus, Ranieri Guerra: “Bisogna coinvolgere la medicina di base”

Ad intasare gli ospedali poi, concorre la mancanza di una prima linea in grado di filtrare i casi. Lo ha spiegato in un intervento ad ‘Agorà‘, il membro del Cts nonché vicepresidente dell’Oms, Ranieri Guerra: “Ci siamo ripetuti che la prima linea deve essere rafforzata ma è un settore, la medicina generale e la pediatria di libera scelta, che viene coinvolto poco attivamente nella procedura di tracciamento”. Questo si ripercuote sul numero di pazienti al Pronto Soccorso, fenomeno che rischia di saturare le strutture, le quali non riescono a gestire tutti i casi che si presentano.

Il rischio, dunque, è che possano essere trascurate altre patologie, generando in questo modo danni indipendenti (ma correlati) al Covid. Timore condiviso anche da Ciro Indolfi, presidente della società italiana di Cardiologia: “Già durante la fase emergenziale, il rinvio degli interventi di angioplastica coronarica nei malati di cuore ha avuto gravissime conseguenze ora, a fronte dell’arrivo di una nuova ondata di contagi, non vogliamo rischiare di trovarci come a marzo, quando i pazienti con infarto non andavano al pronto soccorso per paura”.

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