Sara Croce, la relazione con il milionario iraniano finisce in tribunale

La modella pavese Sara Croce, “Bonas” di ‘Avanti un altro’, è stata querelata dall’ex fidanzato, il petroliere iraniano Vasfi Hormoz.

Lo scorso ottobre il fascino debordante della 22enne modella pavese Sara Croce (ex Madre Natura e Bonas di Avanti un altro) ha colpito la sensibilità del petroliere iraniano Hormoz Vasfi. Dopo un corteggiamento diretto, Sara ha ceduto alle avance e i due si sono fidanzati. La relazione, tuttavia, si è conclusa lo scorso giugno, al termine di una quarantena che avrebbero passato da separati in casa.

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Nulla di anomalo, visto che molte coppie non hanno retto all’impatto della quarantena e la loro si era formata da pochi mesi. Se non fosse che nei giorni scorsi i legali del milionario iraniano hanno depositato una querela ai danni della bellissima modella. Gli avvocati richiedono un risarcimento in denaro pari ad un milione di euro, somma alla quale ammonterebbero le spese sostenute dal milionario in quei mesi. Nella denuncia si legge che la modella avrebbe “allacciato una relazione solo per trarne un profitto economico”.

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Sara Croce risponde alla querela con un altra querela

Nella lista spese depositata dai legali di Vasfi c’è di tutto, dai gioielli di lusso come un Bulgari da 50 mila euro, alle cialde del caffè, dal costo dell’affitto di una casa al centro di Milano (3 mila euro al mese) ad un viaggio da sogno a Disneyland. In risposta alla querela, la modella ne ha presentata una ai danni del milionario per stalking.

A testimonianza delle pressioni fatte alla fine del rapporto, i legali della modella hanno portato prova di 80 chiamate e 423 messaggi che Vasfi avrebbe invitato alla madre e allo zio di Sara. Per quanto riguarda l’accusa di un rapporto per puro interesse, i legali della influencer hanno risposto che i regali sono stati fatti per volontà del milionario ed in assoluta libertà. Inoltre aggiungono che la loro assistita ha già restituito un Land Rover che le era stato regalato per il compleanno senza che fosse obbligata a farlo.