Coronavirus, l’appello accorato dei medici: “Restate in casa”

Dopo l’ennesimo aumento dei contagi giornalieri, l’associazione dei medici invita i cittadini ad evitare gli spostamenti inutili.

La paura è ciò che ci mantiene in vita se la si comprende ed è giustificata dal pericolo che si corre. Si è detto che non si deve avere paura del Coronavirus e che bisogna affrontarlo, un’affermazione corretta se per paura s’intende il panico ingiustificato, quel timore che ti paralizza dal fare qualsiasi cosa. In questo momento storico, però, una dose di sana paura è ciò che ci vuole per comprendere che le misure sinora adottate non sono più sufficienti.

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Cosa dobbiamo temere allora? Bisogna temere che i comportamenti errati possano portare ad un contagio potenzialmente letale non solo noi stessi, ma anche le persone che amiamo. Questo significa che dobbiamo vivere costantemente attanagliati dal timore? No, significa solamente che dobbiamo essere responsabili, poiché consapevoli di ciò che comportano le nostre azioni. Questo è il messaggio di fondo che ha voluto condividere Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

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Coronavirus, l’appello di Anelli: “Rimanete in casa se non è necessario uscire”

Intervistato da ‘ADN Kronos Salute‘ dopo la condivisione dell’ultimo bollettino della Protezione civile, Anelli ha parlato di “Autolockdown“, ovvero di una presa di consapevolezza collettiva del pericolo: “Occorre ridurre le azioni sociali che non sono necessarie e stare a casa il più possibile”. Il medico spiega in seguito che l’obbligo di limitare la nostra vita sociale non deriva da una legge o da un’imposizione dall’alto, ma da un senso civico, lo stesso che ha caratterizzato l’Italia intera nei primi mesi dell’anno.

Ad imporre non restrizioni, ma buon senso è la situazione epidemiologica che: “Ci dice che non bastano più le misure fin qui adottate (il distanziamento sociale, l’uso della mascherina, l’igiene delle mani), serve la consapevolezza che dobbiamo stare lontani dai luoghi affollati e frequentati da persone che non conosciamo”. Questo perché il contact tracing a questo punto non è più sufficiente a limitare la diffusione del contagio. Per questo, il presidente della Fnomceo si rivolge agli italiani con un appello chiaro: “Dobbiamo tornare al senso di responsabilità che ha caratterizzato la prima fase”.