Tiziano Ferro, la confessione: “Alcolista, bulimico e depresso”

In occasione dell’uscita del documentario “Ferro”, prodotto da Amazon Prime, Tiziano Ferro racconta del suo passato buio e della battaglia con l’alcolismo. 

Tiziano Ferro

Il docu-film sul passato buio e doloroso di Tiziano Ferro è in uscita su Prime Video:
per l’occasione, il cantante si racconta a Magazine 7 del Corriere della Sera e fa luce sulla sua vita prima della fama, fatta di alcolismo, bulimia e depressione.

Leggi anche –> Tiziano Ferro | il cachet di Sanremo donato per fare bene a tanti | FOTO

Tiziano Ferro la confessione: “Ero un alcolista”

“Una sera la band mi convinse a bere. E da lì non mi sono fermato più. Bevevo quasi sempre da solo, l’alcol mi dava la forza di non pensare al dolore e alla tristezza, ma mi portava a voler morire sempre più spesso. Ho perso occasioni e amici. Io ero un alcolista! L’alcolismo ti guarda appassire in solitudine, mentre sorridi di fronte a tutti. Alcolista, bulimico, gay, depresso, famoso. Pure questo, famoso, mi sembrava un difetto, forse il peggiore.”  Con queste dure parole Tiziano Ferro racconta dei demoni che lo tormentavano e che ha ora finalmente sconfitto, anche grazie all’amata musica.

Leggi anche ->Tiziano Ferro distrutto dal dolore: “Stanotte il cuore si è fermato per sempre”

Il documentario, “Ferro” sarà disponibile a breve sulla piattaforma streaming di Amazon Prime e sarà accompagnato dall’uscita di un album in cui Tiziano interpreterà alcuni brani storici dei grandi della canzone italiana: “Accetto Miracoli: l’esperienza degli altri“.

Ferro continua: “Non sono mai stato il primo della classe, ero anonimo, non bello, per niente atletico, anzi grasso, timido, i ragazzi mi chiamavano ciccione, femminuccia, sfigato. Aspettavo che qualcuno intervenisse per difendermi, ma non succedeva mai. Vivevo perennemente frustrato, incazzato e anche umiliato. Poi ho cantato per la prima volta e il mondo è cambiato. La musica era l’unica cosa che avevo, un canale per esprimermi in un mondo nel quale non mi riconoscevo. Ho sempre pensato che dietro ogni storia di dolore si nascondessero il privilegio e il dovere morale di poter aiutare qualcun altro. La mia storia me lo insegna e ogni volta che ho consegnato alla gente le mie cicatrici, si sono sempre trasformate in soluzioni. Ferro per me è questo, un altro tassello alla luce dei miei 40 anni. Un po’ storia, un po’ diario, un po’ terapia, un po’ testamento. Di certo celebrazione di un sogno.

Non resta che attendere l’uscita del documentario che ripercorrerà i punti importanti della vita e della carriera di questo amatissimo artista, amato in tutta Italia e non solo.