Remdesivir, in uno studio la verità sul farmaco anti-Coronavirus

Il New England Journal of Medicine ha pubblicato il rapporto finale sul Remdesivir, il primo farmaco autorizzato dall’Ema per il trattamento del Coronavirus. 

“I nostri dati mostrano che Remdesivir era superiore al placebo nell’accorciare il tempo di guarigione negli adulti ricoverati con Covid-19 e con evidenza di infezione del tratto respiratorio inferiore”: è quanto si legge nel rapporto finale dello statunitense National Institute of Allergy and Infectious Diseases sul Remdesivir, il primo farmaco autorizzato dall’Ema – Agenzia Europea per i Medicinali – il 25 giugno 2020 per il trattamento del Covid e utilizzato off label all’inizio dell’emergenza sanitaria per cercare di arginare la malattia. Lo studio, pubblicato dal New England Journal of Medicine, comprende un totale di 1.062 pazienti che sono stati divisi in due gruppi: 541 assegnati a Remdesivir e 521 a placebo. Numeri alla mano, il tasso di mortalità al 29° giorno era dell’11,4% con Remdesivir e del 15,2% con placebo.

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Il Remdesivir ai raggi X

Nel paper in questione si spiega che il Remdesivir funziona meglio nei pazienti ricoverati in ospedale che necessitano di “ossigeno supplementare”, mentre, sugli altri gruppi di pazienti, come quelli che richiedono una “ventilazione non invasiva”, “alto flusso di ossigeno” o “ventilazione meccanica invasiva”, i decessi registrati sono simili al gruppo placebo. Come accennato, confrontando i risultati al 29° giorno dall’inizio del trattamento, dalle statistiche della mortalità emerge che nel gruppo Remdesivir con “ventilazione non invasiva” risultano 19 decessi contro i 20 del gruppo placebo, mentre nel gruppo con “ventilazione meccanica invasiva” i decessi registrati nel gruppo Remdesivir sono 28 contro i 29 del gruppo placebo.

“Data l’elevata mortalità nonostante l’uso di Remdesivir – precisano i ricercatori -, è chiaro che il trattamento con un farmaco antivirale da solo non è probabilmente sufficiente per tutti i pazienti”. Attualmente si sta valutando il Remdesivir in combinazione con i modificatori della risposta immunitaria (per esempio, l’inibitore della janus chinasi [JAK] baricitinib nell’ACTT-2 e l’interferone beta-1a nell’ACTT-3). E’ comunque in corso un altro importante studio randomizzato su Remdesivir i cui risultati, attesi a breve, potranno fare ulteriore chiarezza sulla reale efficacia del farmaco.

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EDS

tgr Lazio