Coronavirus, in Italia rotto “l’argine” della pandemia: ecco cosa vuol dire

In Italia si è rotto quello che gli esperti hanno definito “l’argine” della pandemia, ossia il valore soglia del 3% che indica il rapporto fra casi di Coronavirus e tamponi effettuati.

In Italia si è rotto quello che gli esperti definiscono “l’argine” della pandemia, ossia il valore soglia del 3% che indica il rapporto fra casi positivi al Coronavirus e tamponi effettuati. A dirlo è il fisico Giorgio Sestili, il quale sottolinea che “il superamento di questo valore spiega l’impennata dei casi” e precisa: “E’ un valore che indica che l’obiettivo è fare tanti tamponi e trovare pochi positivi”. In agosto, per rendere l’idea, il rapporto fra positivi/test era appena superiore a 1.

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La curva del Coronavirus nella Penisola

A calcolare il valore-argine del 3% era stato la scorsa primavera lo scrittore e ingegnere Thomas Pueyo in un articolo poi diventato virale, e da allora questa soglia ha trovato grande consenso anche nel mondo scientifico. Giorgio Sestili, fondatore e fra i curatori della pagina Facebook “Coronavirus: Dati e analisi scientifiche”, rimarca che la percentuale attuale “significa che si è rotto l’argine e che ormai ci perdiamo moltissimi casi”. È un valore superiore alla soglia, ma inferiore a quello riscontrato per esempio nell’aprile 2020, quando il rapporto fra casi testati e tamponi era di circa il 10%.

In generale, continua l’esperto, si può affermare che finché il rapporto è basso, i casi testati sono quasi tutti quelli reali, come è accaduto in estate, mentre se il rapporto sale i casi cominciano a sfuggire e l’infezione continua a diffondersi. Il superamento del valore soglia del 3%, conclude Sestili, “giustifica il salto in alto di ieri: nel momento in cui si è rotto l’argine dobbiamo aspettarci un aumento dei casi, il cui numero continuerà probabilmente a crescere nelle prossime settimane”.

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EDS