Scandalo cremazioni | ‘Bare bruciate insieme mescolando ceneri’ | VIDEO

‘Le Iene’ denunciano quanto di orribile commesso da una società di Biella che prove audio e video dimostrano essere autrice di uno scandalo cremazioni.

scandalo cremazioni Biella
Le Iene scandalo cremazioni Biella Foto dal web

Atroce scandalo cremazioni a Biella, con una azienda del settore che per due anni ha bruciato contemporaneamente delle bare nello stesso tempo, per risparmiare. La trasmissione Mediaset ‘Le Iene’ mostra le immagini video che confermano questa accusa. In esse si vedono una bara di legno ed una più piccola, fatta di cartone e riesumata da poco. Entrambe vengono poste sul nastro trasportatore del forno crematorio per essere mandate tra le fiamme.

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Le ceneri mischiate dei corpi di due persone che non si conoscevano vengono poi date alle rispettive famiglie. Che ovviamente sono ignare di tutto. Ed ora lo scandalo cremazioni avvenuto a Biella desta comprensibile orrore, dopo il servizio trasmesso in merito da ‘Le Iene’. Sotto accusa è la Socrebi, società di cremazione della città piemontese. La denuncia è partita da diversi dipendenti inorriditi da questi metodi, che hanno denunciato quanto avvenuto. Lo scandalo risale almeno al 2017, con oltre 3500 cremazioni compiute accendendo però il forno crematorio solamente la metà delle volte. Ed in realtà alcuni dipendenti parlano anche di più di due bare inserite allo stesso tempo. ‘Le Iene’ parlano comunque ancora di ipotesi, che la magistratura dovrà vagliare. Ma le accuse mosse dai dipendenti nei confronti dei fratelli Alessandro e Marco Ravetti sono pesanti. Loro sono i titolari dell’azienda, ed un loro dipendente descrive con minuzia di particolari il macabro modus operandi adottato.

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Scandalo cremazioni, tutto parte dalla denuncia di dipendenti disgustati

“Bisognava andare il più velocemente possibili, dimezzando i costi di consumo del forno e raddoppiando al contempo la produzione”. Inoltre a volte capitava che una bara non bruciasse completamente, specialmente quelle di zinco. “Invece delle normali 2-3 ore, il processo di combustione durava al massimo un’ora sola. Poi si buttava velocemente dentro un’altra bara. Tagliavi lo zinco, estraevi il corpo e lo mettevi in una bara di cartone. Vengono mostrate anche le fasi orribili appena descritte. Poi ‘Le Iene’ mostrano anche delle intercettazioni tra un dipendente ed uno dei titolari, e delle immagini girate di nascosto. È un qualcosa di orribile. E non finisce qui. “Dovevamo togliere croci, qualsiasi oggetto prezioso, viti ed anche i fiori freschi quando arrivavano. La famiglia Ravetti è titolare anche di una ditta di pompe funebri. “E l’anziano padre Roberto portava il legno avanzato dalle tombe e le bruciava nella sua stufa”.

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“Mescolate le ceneri di tanti defunti”

Tra le tante nefandezze compiute spicca ovviamente il fatto che le ceneri date alle rispettive famiglie erano del tutto casuali. All’interno c’erano anche residui di ossa e di denti, segno evidente di un processo non compiuto come si deve. Tra i corpi cremati c’erano anche quelli di giovani e bambini. Uno dei due figli Ravetti aveva corrotto pure un netturbino che aveva il compito di raccogliere di nascosto gli avanzi delle cremazioni. Quindi bare ed anche ulteriori ceneri che non andavano nei contenitori, e frammenti di ossa, protesi od ossa intere. Poi tutto questo finiva in discarica. Le famiglie che hanno la convinzione di avere i propri cari sfregiati da individui spregevoli per guadagnare più soldi sono senza parole.

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Il sindaco: “Ci sono due beffe atroci in tutto ciò”

Ma il sindaco di Biella, Claudio Corradino, riferisce che ci sono due aspetti beffardi. Uno è che i Ravetti padre e figli hanno ceduto le quote della loro azienda alla madre ed alla sorella, per mettere la stessa in salvo. “Le responsabilità di quanto accaduto sono individuali”, dice un inorridito primo cittadino. Il quale svela poi che la loro ditta ha una concessione per 27 anni. E se il Comune dovesse revocarla “faremmo un favore ai Ravetti, perché hanno lavorato per soli 2 anni. Poi ci sarebbe l’obbligo di pagarli per l’intero periodo stabilito di quasi 30 anni”. Nessuna dichiarazione è giunta invece da parte del responsabile dei servizi cimiteriali, che non si è mostrato collaborativo con l’inviato de ‘Le Iene’, Andrea Agresti, in merito a questo incredibile scandalo cremazioni.

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