Ninetto Davoli, il rapporto con Pier Paolo Pasolini: iniziò tutto con una carezza

Ninetto Davoli, icona del cinema di Pier Paolo Pasolini, racconta il suo legame con uno dei più importanti intellettuali del secolo scorso. 

Chi dice Ninetto Davoli dice Pier Paolo Pasolini. L’attore dall’inconfondibile chioma riccioluta, che ha appena varcato la soglia dei 50 anni di cinema, deve molto se non tutto al grande poeta friulano, autentico gigante della panorama intellettuale del secolo scorso. Non tutti sanno, però, come nacque il loro rapporto.

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Pier Paolo Pasolini nel ricordo di Ninetto Davoli

Correva l’anno 1964 quando Pier Paolo Pasolini scoprì Ninetto Davoli, appena 16enne, e decise di coinvolgerlo prima come comparsa ne “Il Vangelo secondo Matteo”, poi come comprimario in “Uccellacci e uccellini” al fianco di Totò. Nato in un’umile famiglia di origini calabresi e trasferitosi in tenera età a Roma, dove vive presso il Borghetto Prenestino, Davoli è poi diventato un’icona del cinema pasoliniano e non solo.

Non a caso il ricordo dell’amico Pier Paolo è in lui oggi più vivo che mai, “dalla ricerca dei personaggi, alle partite a pallone, ai viaggi…” dice. “Pier Paolo era tutto un entusiasmo! Tutto iniziò con una carezza sul capo la prima volta che mi vide e io non sapevo nemmeno chi fosse…”. Un incontro inaspettato ma poi rivelatosi straordinariamente fecondo.

“Io – confessa Davoli – ho rappresentato sempre un po’ me stesso, quello che Ninetto è stato nella vita. Non ho mai fatto alcuno sforzo a interpretare i miei personaggi. Non mi era richiesto di ‘costruirli’. Con Pier Paolo è stato un dare e avere: lui, con la sua professionalità, ha saputo cogliere del buono in me, nei fratelli Citti, in Ettore Garofalo, nella nostra espressività. Noi, dal canto nostro, dovevamo solo essere noi stessi. A volte, quando provavo ad atteggiarmi da ‘attore’ – termine di cui sconosco completamente il significato – Pier Paolo mi riprendeva canzonandomi e dicendomi ‘E questa battuta Ninetto come la direbbe?’. Voleva i nostri modi, la nostra genuinità”.

Una lezione di cui poi ha fatto tesoro: “Io ho sempre affrontato la mia professione con entusiasmo, secondo l’insegnamento di Pier Paolo e della vita. Essendo entrato in contatto con il suo pensiero, che mi ha profondamente segnato, oggi mi sento un po’ spaesato, un pesce fuor d’acqua. Ho bisogno di essere me stesso. Mi trovo a dovermi difendere dal mondo che sta fuori. Non riesco ad adattarmi al consumismo, all’inseguire tutto ciò che costituisce uno status symbol. Pier Paolo sarebbe diventato matto. Oggi badiamo troppo all’apparenza, alla forma. Non alla vita vera”, conclude.

EDS