Coronavirus, allarme Oms: “In Europa la situazione è grave”

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Il presidente dell’Oms ha lanciato un allarme a tutti i Paesi europei spiegando che l’incremento di positivi è un segnale preoccupante.

Da diverse settimane ormai i casi di positivi al Coronavirus sono in costante aumento in tutta Europa. A differenza di quanto successo a marzo, però, questo numero crescente di casi non è sfociato in un numero preoccupante di ricoveri e decessi. Il motivo di tale dato probabilmente è da imputare all’età media dei positivo: se a marzo era di oltre 60 anni oggi è di 29 anni. Ad essersi ammalati durante l’estate, dunque, sono stati soprattutto i giovani. Sebbene l’età non salvaguarda da possibili evoluzioni gravi della malattia, è emerso in questi mesi che queste si verifichino meno frequentemente nei giovani.

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Sebbene al momento la situazione appaia sotto controllo, l’Oms invita alla cautela e all’attenzione. Lo ha detto a chiare lettere il direttore della sezione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Hans Kluge. Questo ha spiegato che già oggi il numero di positivi segnalati supera quello del mese di marzo. Kluge ha detto che si tratta di una “situazione molto grave” ed ha aggiunto: “oltre metà dei Paesi europei ha registrato aumenti di oltre il 10% nelle ultime due settimane, e in sette Paesi l’incremento è stato pari a più del doppio”.

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Coronavirus, Hans Kluge: “Dobbiamo Svegliarci”

Il direttore dell’Oms spiega che questi numeri devono “essere una sveglia per tutti”. L’incremento di positivi non può essere sottovalutato, anche perché una buona percentuale di questi (14% a livello globale ed il 35% in alcuni Paesi) riguarda gli operatori sanitari. Bisogna dunque comprendere se il virus è stato preso in ambienti di lavoro o all’esterno, tutelare la salute del personale medico, ma anche monitorare che la positività all’interno delle strutture non causi emergenze proprio nelle strutture sanitarie.

A tal proposito si è espresso anche Tedros Adhanom Ghebreyesus (Direttore generale dell’Oms) che ha dichiarato: “Abbiamo tutti un debito enorme nei confronti degli operatori sanitari, non solo perché si sono presi cura dei malati. Ma perché rischiano la propria vita per fare il proprio dovere”.