Covid, piano nazionale segreto: i tre scenari delineati dal governo

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Nelle scorse ore sono stati condivisi i tre scenari ipotizzati dal governo in febbraio per preparare la gestione della pandemia di covid.

Già lo scorso aprile il ‘Corriere della Sera‘ aveva parlato del piano segreto che il governo aveva delineato per la gestione dell’epidemia di Coronavirus. In quell’occasione il quotidiano aveva intervistato il direttore generale per la pianificazione sanitaria del governo, Andrea Urbani. Questo aveva spiegato che il piano di gestione era stato secretato al fine di non spaventare la popolazione anzitempo. Il fine di questo piano era quello di delineare delle linee guida per la gestione dell’epidemia e per farlo sono stati ipotizzati tre scenari, il più grave dei quali era troppo spaventoso per essere divulgato.

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Il ministro della Salute Roberto Speranza sino a qualche giorno fa ha negato che si trattasse di un piano segreto strutturato, sostenendo che si trattasse più che altro di uno studio in itinere le cui valutazioni erano aleatorie. Quando il piano è stato desecretato, Speranza ha risposto alle polemiche sollevate dalle opposizioni, spiegando: “Il governo non ha mai disposto alcuna secretazione su alcun atto, è stata una scelta del Cts perché si trattava di un documento con ipotesi molto variegate, per non diffondere allarme per un verso ma anche perché il range di ipotesi al vaglio era molto ampio. La valutazione è stata quella di non rendere pubblico uno studio ancora in corso, con un range di ipotesi larghe e differenti, difficili da rendere pubbliche”.

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Covid, i tre scenari delineati dal Cts a febbraio

Insomma il piano altro non è che uno studio sulla diffusione epidemica del covid, attraverso il quale cercare di capire come gestire la situazione di emergenza. A febbraio il cts aveva ipotizzato tre possibili scenari. Il primo è stato utilizzato come caso scuola, e riguarda una diffusione sporadica trasmissione ma sostenuta diffusione locale dell’infezione. Il governo e gli esperti di concentreranno sugli altri due scenari, quelli più drammatici.

Nello scenario con livello di rischio 2 s’ipotizza di un fattore di trasmissione R0 di 1,15, mentre in quello con livello di rischio 3 il fattore R0 ipotizzato è di 1,25. Nel primo caso si parla di “aumentata pressione sul Ssn che risponde attivando misure straordinarie preordinate”. Nel secondo caso invece si parla di “aumentata pressione sul Ssn che risponde attivando misure straordinarie che coinvolgono anche enti e strutture non sanitarie”.

Sin da allora viene sottolineata l’importanza di fornire un numero sufficiente di scorte di mascherine e guanti per tutti gli operatori sanitari e di tutte protettive complete per chi lavora nelle terapie intensive. Il punto chiave sono proprio quest’ultime: nel documento viene sottolineato come i posti a disposizione sono 5.324 con un tasso di occupazione dell’85%. Quindi viene delineata una possibile soluzione per liberare posti in terapia intensiva: “Ipotizzando di poter fruire del 15% dei posti letto disponibili con una riduzione dell’attività di chirurgia elettiva del 50% (come previsto negli scenari 2 e 3), si potrebbero liberare progressivamente fino a 1597 posti letto in TI di cui 103 in isolamento”.

L’ultimo punto chiave riguarda il rapporto tra il governo centrale e le regioni durante l’emergenza. Nel documento s’ipotizzava di superare le varie differenziazioni per avere un indirizzo nazionale univoco: “In stato di emergenza nazionale, le Regioni e le Province autonome devono superare le regole, i principi e le attuali differenze programmatiche che derivano dall’adozione di modelli organizzativi fortemente differenti soprattutto per le attività di emergenza”.