Coronavirus, positivi sovrastimati? I test rileverebbero anche il virus morto

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Secondo un recente studio condotto in Inghilterra i test sul Coronavirus sarebbero troppo sensibili e rileverebbero anche il virus morto.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un aumento cospicuo di positivi al Coronavirus in tutta Europa. L’ondata di contagi è partita inizialmente dalla Spagna, per poi diffondersi nel resto del continente. In Italia l’aumento è stato rilevato all’incirca a metà agosto, nel picco della  stagione estiva.

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Ad aver influito è stato sicuramente il turismo e dunque il fatto che ci fossero stranieri potenzialmente positivi e italiani che andando all’estero tornavano infetti. Tuttavia gli esperti non escludono che ci sia stata una grossa componente di infezioni interna. In questo caso ad influire c’è stato un allentamento dell’attenzione nel rispettare le misure di sicurezza.

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Coronavirus: positivi sovrastimati?

Qualunque siano state le cause, abbiamo anche notato che sebbene siano aumentati i positivi, per il momento il ricoveri rimangono bassi. Gli esperti spiegano questo fenomeno con l’abbassamento dell’età media dei contagiati: se a marzo/aprile si aggirava sui 60 anni, adesso l’età media è di 29 anni. Dall’Inghilterra però giunge un’altra ipotesi che riguarda l’eccessiva sensibilità del test.

Secondo un gruppo di studiosi dell’Università di Oxford, infatti, chi s’infetta con il Covid rimane contagioso per circa una settimana. Tuttavia rimane positivo anche nelle settimane successive perché il test rileva anche il virus morto. Questo porterebbe secondo loro ad una sovrastima dei positivi. A loro avviso, dunque, bisognerebbe modificare il test per averne uno in grado di evitare i falsi positivi.

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno esaminato i risultati di 25 studi in cui i campioni di virus da test positivi sono stati conservati nella capsula di Petri. In questo modo si è osservato se il virus fosse in grado di svilupparsi in laboratorio. I dati hanno suggerito che il virus continua a riprodursi per circa una settimana e perde efficacia in quelle successive. Sebbene non sia possibile controllare ogni tampone per vedere se il virus è morto o meno, risulta evidente che c’è la possibilità che alcuni test portino a falsi positivi.