Pietro Mennea, il tumore e la morte prematura a soli 60 anni

Per uno strano scherzo del destino Pietro Mennea, un campione simbolo di vitalità e salute, è morto a soli 60 anni stroncato da una terribile malattia. 

Ormai più di 7 anni fa, il 21 marzo 2013, Pietro Mennea, alias la “Freccia del sud”, ha smesso di correre in una clinica di Roma dove era ricoverato per un tumore al pancreas. Il male se l’è portato via ad appena 60 anni: uno strano scherzo del destino per l’ex-velocista barlettano che era assurto a simbolo di vitalità e sport “sano”. Dietro di sé ha lasciato un vuoto incolmabile, ma anche un’importante lezione di vita.

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Il grande vuoto lasciato da Pietro Mennea

La morte di Pietro Mennea è stata uno stordimento per tutti: nessuno sapeva che fosse ammalato. “Ha voluto proteggersi fino all’ultimo – ha spiegato la moglie Manuela Olivieri, suo grande amore, che gli è stata vicino fino all’ultimo -. Quando andava in ospedale, alla gente che lo incontrava diceva ‘ho accompagnato un parente’. Ha vissuto con una dignità straordinaria la sua malattia. Ha lottato fino agli ultimi giorni. Ha cercato di nascondere a tutti il male, ma aveva perso molti chili e la gente che lo incontrava lo riconosceva più di prima perché sembrava che avesse recuperato il peso di quando correva”.

Tra i tanti pregi di Pietro Mennea, la moglie Manuela ne ha voluto ricordare uno forse sfuggito ai più: “La sua dolcezza. Io ho conosciuto il Mennea dell’altra parte della vita, quello lontano dalle piste d’atletica. La sua immagine pubblica era quella di un uomo scontroso e introverso, ma Pietro aveva una grande sensibilità, forse eccessiva. Il suo rigore nello sport era anche nella vita. Era un uomo straripante. Non aveva limiti nel suo concedersi. Nel lavoro, nei rapporti umani, negli affetti”. Basti  pensare che “seppur malato, ha usato le energie che gli restavano per sostenere il rinnovamento al vertice del Coni”. Anche a costo di passare per un personaggio scomodo. Una lezione di cui far tesoro…

EDS