Simonetta Ferrero, uccisa da 33 pugnalate: il caso rimane irrisolto

È stata assassinata nel lontano 1971. Dopo anni di indagini però, il caso dell’omicidio di Simonetta Ferrero è ancora senza colpevole.

È il Luglio del 1971, e ci troviamo a Milano, più precisamente alla Cattolica. Simonetta Ferrero, una giovane laureata, è stata trovata morta nei bagni, devastata da ben 33 coltellate. Scopriamo insieme tutti i dettagli del caso, che ancora oggi rimane irrisolto.

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Al momento del suo omicidio, Simonetta aveva soltanto 26 anni. Laureata alla facoltà di scienze politiche nella stessa cattolica, la ragazza è stata ritrovata nei bagni dell’università oramai priva di vita. Il cadavere giaceva sul pavimento del bagno delle donne al primo piano, più precisamente nella scala G, non molto lontano dalla bacheca della facoltà di scienze religiose.

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La scena del crimine è stata a primo impatto raccapricciante: schizzi di sangue ovunque ed un corpo, quello di Simonetta, a terra, martoriato da 33 coltellate. Il rubinetto del lavandino è stato lasciato aperto, e proprio il rumore dell’acqua scrosciante avrebbe attirato l’uomo che per primo fece la terribile scoperta. Si tratta di Mario Toso, un seminarista a lungo sospettato per l’omicidio della ragazza, il quale ha però dichiarato con fermezza di essersi recato nel bagno per chiudere il rubinetto.

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Nessuno vide, nessuno sentì. Il corpo della Ferrero giaceva a terra, tempestato di pugnalate, in particolar modo sul torace e sull’addome. Una lama lunga e affilata è stata l’arma del delitto. Sul cadavere emersero evidenti i segni di una lotta contro il killer. Eppure di un testimone neanche l’ombra. All’interno dell’ateneo pare fossero presenti dei muratori per alcuni lavori di ristrutturazione, e l’utilizzo del martello pneumatico sembrerebbe aver coperto la maggior parte dei rumori.

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Delitto della Cattolica: Simonetta Ferrero e le indagini

Di fronte alla totale assenza di testimoni, gli inquirenti hanno tentato di indagare meglio sulla figura di Simonetta Ferrero e sui suoi ultimi movimenti. La domanda principale furono 2, ossia: perché la ragazza si trovava nell’ateneo? E perché proprio nel bagno della scala G? Quest’ultimo infatti non era la stanza dei servizi più semplice da raggiungere, dato che a ridosso dell’ingresso ne era presente una di ubicazione più logica. Simonetta guidava la ‘sezione laureati’ all’università, scoprendo gli studenti più meritevoli per indirizzarli verso un percorso professionale. Per questo motivo le indagini sono state eseguite per la maggior parte sulle ultime persone che hanno avuto un colloquio con lei, ma non hanno condotto ad alcun risultato.

Il primo sospettato fu comunque il seminarista ad aver per primo scoperto il cadavere, oggi vescovo di Faenza. Le accuse caddero dopo molto tempo, e il delitto rimase alla fine senza colpevole.