Morto suicida il rapper italo-somalo Jhonny Cirillo

Dramma in carcere a Fuorni, morto suicida il rapper italo-somalo Jhonny Cirillo: il ricordo del parroco di Scafati, don Peppe De Luca.

(screenshot video)

Le rapine e la violenza, poi la rinascita grazie alla musica, quindi il nuovo arresto e la condanna a quattro anni per rapina di appena una decina di giorni fa. Una vita al limite che si è conclusa nel peggiore dei modi, quella di Giovanni ‘Jhonny’ Cirillo, una promessa del rap italiano.

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Il giovane rapper campano, un ragazzo di origini somale adottato da una famiglia di Scafati, nel salernitano, ha posto fine ai suoi giorni, togliendosi la vita in carcere. Un paio di settimane fa, dopo la violazione dei domiciliari, era tornato dietro le sbarre.

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Chi era Jhonny Cirillo, il rapper suicida in carcere

Da giovanissimo aveva iniziato a usare alcol e cocaina, lo aveva sempre tenuto a galla la musica, poi un paio di anni fa sembrava esserne uscito davvero. A fine novembre 2018, il lancio del suo primo singolo, “Serpe”. Di produzioni, nel giro di poco tempo, ne aveva tirate fuori diverse, l’ultima si chiama ‘Torno presto’. Al mondo della musica però Jhonny Cirillo non è tornato più.

Invece, era tornato a delinquere a gennaio di quest’anno: una rapina in una farmacia, con una calza di nylon e impugnando una pistola giocattolo. L’arresto, i domiciliari, il ritorno in carcere. Fino al drammatico epilogo, col suicidio dietro le sbarre, a Fuorni. Il parroco di Scafati, don Peppe De Luca, ha dedicato al giovane queste parole: “Come è morto Jhonny? lo abbiamo ucciso noi. Ogni volta che lo abbiamo giudicato per il colore della sua pelle; ogni volta che lo abbiamo giudicato per le sue azioni dimenticando la sua malattia; ogni volta che è stato indicato sui giornali come il ‘rapper della rapina’ dimenticando il dolore della famiglia”.