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Coronavirus, l’infettivologo Ippolito: “Indossate le mascherine, il virus circola”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:40
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Coronavirus: in una recente intervista, l’infettivologo dello Spallanzani Giuseppe Ippolito, ha chiarito che bisogna continuare ad attuare le precauzioni.

La riaccensione di focolai d’infezione in molte regioni d’Italia ha fatto tornare l’allarme coronavirus. Nelle scorse settimane la comunità scientifica italiana si è divisa tra chi ha dichiarato che il Covid-19 è clinicamente morto e  chi invece sostiene che nonostante il calo dei casi, dei decessi e dei ricoveri in terapia intensiva il virus è ancora ben presente e bisogna mantenere l’allerta alta.

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I focolai in giro per l’Italia sono la dimostrazione che il virus è ancora presente e che potrebbe anche tornare a diffondersi a macchia d’olio. In particolare il caso del Veneto dimostra come dei comportamenti irresponsabili possano esporre al rischio di nuovi focolai d’infezione potenzialmente letali. Insomma la situazione non è drammatica, ma abbassare la guardia consiste a commettere un errore.

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Coronavirus, l’infettivologo Ippolito: “Sbagliato non indossare la mascherina”

Il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, l’infettivologo Giuseppe Ippolito ha spiegato al ‘Corriere‘ che i focolai emersi: “Dimostrano che il virus non è morto. Sono la spia che il virus circola, anche se meno, e poiché circola dobbiamo applicare le banali misure di prevenzione che dovrebbero essere entrate nelle nostre consuetudini. Indossare la mascherina, rispettare le distanze e curare l’igiene delle mani”.

L’esperto pone molto l’accento sulla maggiore disattenzione dei singoli alle consuetudini apprese durante il lockdown: “Le mascherine sono cadute in disuso, vedo e mi raccontano che sono troppo spesso dimenticate, come se non servissero più. Invece restano fondamentali. Credo che la gente abbia perso fiducia nella scienza”. Tuttavia Ippolito sottolinea che la responsabilità è anche da attribuire ai messaggi confusionari che sono emersi nelle ultime settimane: “Finché la comunicazione era univoca, ‘il virus c’è e fa male, punto’ i cittadini hanno seguito le raccomandazioni. Poi sono cominciate le divisioni e la confusione può aver creato un rilassamento nei comportamenti”.