Home News Coronavirus, chiede scusa il figlio dell’imprenditore: “Mio padre ha sbagliato tanto”

Coronavirus, chiede scusa il figlio dell’imprenditore: “Mio padre ha sbagliato tanto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:47
CONDIVIDI

Coronavirus – Un nuovo piccolo focolaio in Veneto con la denuncia successiva del governatore Zaia all’imprenditore di 64 anni, ritenuto il vero responsabile

Il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, ha denunciato un imprenditore 64enne di Sossano. L’uomo è ritenuto il responsabile del nuovo focolaio di coronavirus in Veneto con il ricovero immediato in terapia intensiva. L’uomo, tornato dalla Serbia con febbre, non l’ha reso noto continuando la sua vita di sempre partecipando a cene e anche ad un funerale. Il figlio si è confessato ai microfoni del quotidiano “La Repubblica” cercando di capire i motivi che l’hanno spinto a fare tutto ciò: “Non mi capacito di tutto ciò, non so perché mio padre si sia comportato così. Proprio lui che aveva messo a norma tutte le sue aziende dopo l’emergenza Coronavirus…”

LEGGI ANCHE –> Coronavirus Veneto, Zaia: “Tso per chi rifiuta le cure”

LEGGI ANCHE –> Coronavirus, Conte guarda alla seconda ondata: “Ecco come l’affronteremo”

Coronavirus, le scuse del figlio

Nel corso degli anni l’imprenditore aveva costruito un vero e proprio impero con 400 dipendenti tra Italia ed estero. Come rivelato da “La Repubblica” l’uomo si era recato in Serbia insieme a tre dipendenti per fare visita allo stabilimento. Proprio qui è arrivato l’incontro con un uomo 70enne positivo al coronavirus, che sarebbe morto nella giornata di sabato.

Nonostante ciò, dopo il suo ritorno dalla Serbia con febbre e tosse, ha continuato a fare la sua vita di sempre partecipando ad una cena con centinaio di persone e anche ad un funerale. Soltanto domenica scorsa si è recato in pronto soccorso a Noventa Vicentina, per poi essere trasferito a Vicenza dove veniva trovato positivo al coronavirus. Ma anche qui è arrivato il colpo di scena con l’uomo che non si è voluto farsi ricoverare ritornando a casa per continuare a lavorare con tre collaboratori e il maggiordomo filippino. Infine, l’intervento del sindaco e il successivo ricovero.