Veneto, Crisanti sul Coronavirus: “Ho violato le regole ed ho fatto bene”

A distanza di mesi dallo scoppio della pandemia, il virologo Crisanti ammette di aver violato le regole internazionali e si dice contento di averlo fatto.

Il successo del modello veneto di contrasto al Coronavirus è legato a stretto filo a due violazioni. La prima riguardante i tamponi agli asintomatici e la seconda all’incrocio delle banche dati per ricostruire tutti i contatti delle persone positive al Covid-19. L’idea di fare tamponi agli asintomatici è stata primariamente del virologo Crisanti. Questo, infatti, già a gennaio ha cominciato a sottoporre ai tamponi i componenti della comunità cinese e gli studiosi di ritorno dalla Cina.

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In quel periodo non c’era ancora stata un’esplosione della pandemia (ci sarebbe stata solo il 21 febbraio) in Italia e l’Oms aveva detto alle nazioni che i tamponi andavano fatti solamente a chi presentava febbre oltre 38, tosse secca e sospetta polmonite. Tuttavia il virologo riteneva che i positivi asintomatici fossero un veicolo importante del contagio: “Ho fatto tamponi sugli asintomatici quando non si poteva perché mi sembrava chiaro che erano veicolo di contagio… se mi adattavo al gregge il Veneto sarebbe andato in rotta di collisione con il virus, come Lombardia e Piemonte”, spiega l’esperto al Corriere.

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Crisanti e la violazione delle regole sulla lotta al coronavirus

Crisanti nei primi giorni di febbraio aveva già fatto i primi tamponi e ottenuto l’assenso di Xiaohui Wang (presidente della [email protected]) per farli alla comunità cinese in Veneto. A tal proposito il virologo dice: “Lo riconosco, non ho rispettato il protocollo e ho fatto bene. Peccato solo che sia arrivata quella lettera di Mantoan che ha fermato il campionamento perché avremmo potuto controllare l’epidemia sul nascere. si sarebbero trovati molto positivi in quei giorni”.

Mantoan, presidente dell’Aifa e direttore della sanità regionale, quando è venuto a conoscenza della violazione del protocollo internazionale e ministeriale da parte di Crisanti lo ha prontamente bloccato con una lettera giunta l’11 febbraio. In quei giorni anche la dottoressa Francesca Russo (successivamente alla guida della task force regionale contro il Covid-19) aveva tenuto sotto controllo il virus e diffuso il 22 gennaio un dossier ai responsabili delle Asl per convocarli ad un primo vertice organizzativo per fronteggiare la possibile emergenza.

A differenza di Crisanti, l’esperta si è sempre attenuta alle regole sebbene ritenesse utile il tracciamento dei positivi asintomatici. La visione dei due si è incrociata quando il 21 febbraio l’epidemia è diventata manifesta. Si decide di sottoporre a tampone tutta la popolazione di Vo’ Euganeo e si scopre che il 40% dei malati è un positivo asintomatico. Dato il risultato si procederà poi al tracciamento dei positivi asintomatici in tutto il Veneto.

Legge della privacy forzata per isolare i focolai

I tamponi non sarebbero bastati per tutta la popolazione, dunque si è pensato che fosse necessario creare un sistema di tracciamento dei contatti efficace. Ad idearlo, forzando  la legge della privacy, è stato l’ingegnere Lorenzo Gubian: “Abbiamo messo insieme i dati dell’anagrafe sanitaria, per avere gli indirizzi dei contagiati e dei conviventi, quella dei dipendenti del sistema sanitario e da ultimo il database di Veneto Lavoro, l’agenzia regionale che raccoglie i dati di tutti i dipendenti delle aziende e dei datori”.

In questo modo per ogni positivo del Veneto si trovano rapidamente tutti i possibili contatti e dunque ad isolare le persone potenzialmente infette. Proprio Gubian ammette che questo incrocio dei dati non è esattamente legale: “Inutile negarlo – rivela al Corriere della Sera – in tempi normali non si sarebbero potute incrociare queste banche dati. L’abbiamo fatto nell’interesse superiore della salute pubblica, partendo dall’idea che al sistema di contrasto non debba sfuggire neppure un caso positivo perché potrebbe essere generatore di morti. È chiaro che finita l’emergenza tutto dovrà rientrare”.

luca zaia