Valentino Talluto, chi è l’untore condannato per aver diffuso l’HIV

Valentino Talluto è l’untore accusato di aver contagiato 57 vittime con l’HIV e condannato a 22 anni di reclusione. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui. 

Dal 2006 al 2015 Valentino Talluto ha infettato volontariamente decine di donne e anche alcuni uomini. Cercava le sue vittime su internet, scegliendo quelle più deboli e suggestionabili. Per questo è stato condannato a 22 anni di reclusione. Conosciamolo più da vicino.

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L’identikit di Valentino Talluto

Valentino Talluto, nato a Caltanissetta il 21 luglio 1984, è cresciuto a Roma con una zia, perché i genitori sono morti quando lui era piccolo (la mamma l’ha persa a quattro anni, anche lei malata di Aids). Lavorava come ragioniere in una società che amministra condomini, ma dal 23 novembre 2015 è in carcere con l’accusa di epidemia dolosa e lesioni gravissime.

Dal 2006 al 2015, secondo il pm Francesco Scavo, Talluto ha infettato volontariamente 57 persone con il virus dell’HIV (ma le stime per contagi diretti e indiretti superano i 100 casi). I 57 casi contestati, in particolare, comprendono le 30 donne infettate rintracciate dalla Procura, quelle scampate all’infezione e i casi di contagio indiretto (tra le vittime c’è anche un bambino nato nel 2012, figlio di una straniera da lui contagiata anni prima).

Talluto cercava le sue vittime su internet, scegliendo quelle più deboli e suggestionabili. Intraprendeva delle relazioni sentimentali che portavano a rapporti sessuali senza l’uso di precauzioni (e senza aver informato la o il partner della sua sieropositività). Talluto giustificava la richiesta di non usare il preservativo sostenendo che il materiale del profilattico era per lui fastidioso. In questo modo è riuscito ad avere relazioni con oltre 50 persone in 10 anni.

Il ragioniere romano non ha mai respinto l’accusa: davanti ai magistrati non ha negato di sapere di essere ammalato, spiegando di aver agito senza preoccuparsi delle conseguenze. Dalle testimonianze è emerso che avrebbe confessato la verità solo a due donne con le quali credeva possibile instaurare una relazione più duratura. I giudici hanno anche fatto i conti del danno al servizio sanitario regionale: secondo una stima approssimativa, tra medicinali e terapie ammonterebbe a 11 milioni di euro.

EDS