Peppino Impastato, chi era: storia del giornalista ucciso dalla mafia

Ripercorriamo la vita di Peppino Impastato, giornalista e attivista siciliano che si oppose per tutta la vita alla mafia, finché non è stato ucciso.

Peppino Impastato è probabilmente una delle vittime della mafia più iconiche e conosciute del nostro Paese. Nato a Cinisi, provincia di Palermo, nel 1948, Peppino è cresciuto in un contesto difficile, in cui la mafia controllava le vite di tutti ed in cui ribellarsi alla morsa opprimente dell’organizzazione criminale era ritenuto impossibile. Per di più, alcuni membri della sua famiglia facevano parte dell’organizzazione. Tra questi c’era anche il padre col quale c’è stato uno scontro aperto e litiga quando era ancora un ragazzino.

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Quando Luigi Impastato, il padre, lo caccia di casa, Peppino decide di dedicare la propria vita alla lotta contro la mafia. Nel frattempo coltiva la sua passione per il giornalismo e per la politica. Era il 1965 quando ha fondato il giornalino ‘L’idea Socialista‘ ed è entrato a far parte del Psiup. Nel 1968, a soli 20 anni, partecipa in qualità di dirigente alle attività del partito Nuova Sinistra.

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Peppino Impastato: Radio Aut, Onda Pazza e l’attentato

Negli anni ’70 continua la sua attività politica in favore dei braccianti agricoli, gabbati e cacciati dalle proprie terre per permettere la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo. La politica e la giustizia sociale non sono i suoi unici interessi, in quegli anni si occupa anche di attività culturali, di promozione dell’istruzione e fonda nel 1975 l’associazione ‘Musica e Cultura‘, mentre l’anno successivo ‘Radio Aut‘.

La radio era il mezzo mediatico che gli permetteva di raggiungere il maggior numero di persone e di condividere con loro informazioni e notizie scomode alle famiglie mafiose della zona. Ne denunciava le attività illecite, gli omicidi e gli intrighi politici. Durante il programma ‘Onda Pazza‘ prendeva in giro i boss ed i politici e presto si è inimicato i potenti della zona.

Nel 1978 decide di candidarsi alle elezioni comunali, ma durante la campagna elettorale viene assassinato. I compaesani lo votano e riescono a farlo eleggere. La sua morte diventa un caso nazionale e viene presentato come quello che era: un attentato terroristico. Dopo quell’evento i suoi familiari rompono le relazioni con la famiglia mafiosa e si gettano anima e corpo nella lotta alla mafia. Il suo esempio è divenuto ispirazione per una generazione di giovani stanca di sottostare al controllo di criminali.