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Mamma condannata a 145 anni di carcere per abusi su una bambina

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:00
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Una mamma di 43 anni è stata condannata in Wisconsin ad una pena carceraria di 145 anni per abusi su una bambina e su altre piccole vittime.

Una condanna esemplare, quella che il giudice del tribunale di Princeton (Wisconsin, Usa) ha inflitto a Elizabeth Haway. La donna di 43 anni è finita sotto indagine quando su Facebook è emerso un video di un vile abuso sessuale commesso da una donna ai danni di una bambina. Il video scioccante è stato posto all’attenzione del detective Steve Sommers. L’agente ha immediatamente chiesto a Facebook di poter rintracciare l’origine del video per poter risalire a colui o colei che lo aveva diffuso in rete.

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Attraverso quella ricerca l’investigatore è risalito all’account di Elizabeth, nel quale sono stati successivamente trovati diversi video riguardanti abusi su bambini. Non solo, l’agente ha pensato che il video della donna che abusava della bimba aveva come protagonista proprio la Haway. Nelle immagini la donna era di spalle e non veniva mai inquadrata in viso, ma lui ha riconosciuto la struttura fisica, il bagno era identico a quello della donna e nelle dita ha notato il tatuaggio dello “Smile” che ha anche la sospettata.

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Mamma abusa di una bambina: condannata a 145 anni di carcere

I dettagli tratti dal video sono stati sufficienti per istruire un caso con l’accusa di abusi sessuali su minore. Nel rapporto del detective Sommers, poi base per il processo, si legge: “Ho stimato l’età della bambina è compresa tra i 5 ed i 6 anni. Ho anche notato che ci sono delle crepe nella stampa del muro sopra la vasca e nella stessa, la donna ha nelle dita un tatuaggio raffigurante una faccia sorridente”.

In seguito alle prove presentate, il giudice ha deciso per una condanna a vita ed ha motivato con queste parole la sentenza: “Questa bimba ha perso l’innocenza che non può essere ristabilita o rimpiazzata. Sono stato parte del sistema giudiziario per oltre trent’anni. Da questo punto di vista, questo è uno dei più abietti e orripilanti casi che abbia visto”.