Home News Fase 2, bar e ristoranti a rischio fallimento: afflusso del 30% rispetto...

Fase 2, bar e ristoranti a rischio fallimento: afflusso del 30% rispetto al normale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:33
CONDIVIDI

Alla fine della prima settimana di riapertura, le prospettive per molti bar e ristoranti non sono rosee: sarebbero in 90 mila gli esercizi a rischio fallimento.

I due mesi di lockdown hanno lasciato tracce pesanti sul diverse attività. Due mesi senza incassare sono stati una mazzata per le finanze dei commercianti e dei ristoratori che ora, nonostante la riapertura del 18 maggio, devono fare i conti con costi di gestione troppo elevati per l’attuale afflusso di clienti. Prima della riapertura la preoccupazione maggiore riguardava le regole sul distanziamento: con queste infatti venivano ridotti i coperti di oltre il 50% rispetto al normale.

Leggi anche ->Fase 2, riaperture 18 maggio: le regole per alberghi e agriturismi

Il giorno precedente al 18 maggio, molti commercianti e ristoratori di Roma hanno effettuato una protesta nei confronti del governo. Sopra le saracinesche dei locali, infatti, sono apparsi dei cartelli con su scritto: “Senza aiuti del governo il 18 maggio non possiamo riaprire. Migliaia di dipendenti a rischio”. Ci sono esercenti che hanno deciso di non riaprire affatto ed altri che dopo un tentativo hanno riabbassato le saracinesche.

Leggi anche ->Fase 2 in Lombardia, linee guida per i ristoranti: anche i familiari a distanza

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

Fase 2: circa 90 mila i bar e ristoranti ancora chiusi

Le preoccupazioni dei commercianti non erano esagerate. Oltre al discorso relativo alla perdita causata dal distanziamento sociale, c’è da considerare l’afflusso di clienti. Dopo la quarantena sono in molti gli italiani che si trovano in ristrettezze economiche e preferiscono non spendere denaro per andare a mangiare fuori o comprare vestiti e beni che non siano di prima necessità.

In un approfondimento curato da Repubblica si legge come siano rimasti chiusi circa 90 mila tra bar e ristoranti in tutto il territorio nazionale. La stima di cui parla il quotidiano è tratta da un report effettuato da Fipe Confcommercio. A spingere verso questa decisione è stato la somma tra costi e guadagni. Molti hanno deciso di attendere, probabilmente anche per usufruire dei finanziamenti a fondo perduto e dei prestiti garantiti al 110 % contenuti nel decreto rilancio, dl che è stato pubblicato sulla Gazzetta solamente lo scorso 20 maggio. Sempre in base al report, d’altronde l’affluenza nei ristoranti e nei bar è del 20% rispetto a quella pre quarantena. La percentuale sale -anche se non di molto – per i servizi alla persona (28%) e per i locali non alimentari (30%).