Home News Coronavirus, nuovo studio: “A Milano contagiati prima di Codogno”

Coronavirus, nuovo studio: “A Milano contagiati prima di Codogno”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:36
CONDIVIDI

Nel capoluogo lombardo era presente un sommerso di persone contagiate dal Coronavirus ancor prima che si verificassero i primi casi di malattia conclamata: ecco la prova scientifica.

Il Coronavirus era presente a Milano da prima del 21 febbraio, giorno in cui è stato identificato il paziente 1 di Codogno. Un donatore di sangue su 20 (ovvero il 4,6%) aveva già sviluppato gli anticorpi del Covid-19 prima dell’inizio “ufficiale” dell’epidemia, e la percentuale è poi salita al 7,1% ai primi di aprile. A dirlo è un nuovo uno studio a cura del Policlinico di Milano.

Leggi anche –> Coronavirus e test sierologici: “Non ha senso la patente di immune”

Leggi anche –> Coronavirus, il vaccino Pomezia-Oxford testato sull’uomo: ecco i risultati 

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

La verità sul Coronavirus negli anticorpi dei donatori di sangue

“Il distanziamento sociale – si legge nello studio citato – sarebbe stato d’aiuto soprattutto per proteggere i più giovani”. Vi è infatti la “prima vera conferma scientifica che nell’area metropolitana era presente un sommerso di persone contagiate, già prima che si verificassero i primi casi di malattia conclamata – spiega Daniele Prati, uno dei coordinatori del lavoro -. E’ anche il primo studio sierologico su persone asintomatiche che ci dice chiaramente che siamo ben lontani dall’immunità di gregge”.

Assieme a Luca Valenti, altro coordinatore del Policlinico di Milano, e con Gianguglielmo Zehender della Statale di Milano, i ricercatori hanno esaminato circa 800 donatori di sangue sani che si sono presentati al Policlinico tra il 24 febbraio e l’8 aprile. “Lo scopo di questo studio – sottolinea Prati – era di esaminare la presenza dell’infezione da SARS-CoV-2 in adulti asintomatici in una delle aree italiane più colpite, e nello stesso tempo raccogliere più elementi possibili per comprendere i fattori di rischio e i valori di laboratorio associati alla malattia”.

A beneficiare della pratica del distanziamento sociale sono stati a quanto pare soprattutto i più giovani, che hanno avuto il tempo di sviluppare un’immunità a lungo termine. In tutti i donatori positivi al virus si sono verificate alterazioni nella conta delle cellule del sangue e nel profilo lipidico: due elementi che, secondo i ricercatori, potrebbero aiutare a inquadrare meglio le persone asintomatiche.

EDS

coronavirus sintomi