Un altro virus ha fatto il “salto di specie” ed è passato all’uomo: allarme da Hong Kong

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Da Hong Kong arriva la notizia che un altro virus ha fatto il temutissimo “salto di specie” riuscendo ad infettare oltre agli animali, anche l’uomo.

In questi mesi abbiamo scoperto quanto possa essere pericoloso lo step che porta un virus ad essere infettivo anche per l’uomo. Se per i virus che tipicamente infettano l’uomo, infatti, ci sono le conoscenze per contrastarli, quando avviene un salto di specie ci sono tante incognite da risolvere. Innanzitutto non si conosce il tempo d’incubazione, quindi non si conoscono gli effetti né il fattore di trasmissibilità da uomo a uomo.

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Qualche “certezza” sul Coronavirus che sta infestando il mondo, l’abbiamo dopo tre mesi di decessi e contagi a livello planetario. Ma ancora oggi sono tantissime le informazioni sul virus che rimangono incerte e soprattutto non c’è ancora né una cura efficace al cento per cento (anche se la cura al plasma ha dato ottimi risultati) né un vaccino che possa immunizzare la popolazione mondiale e scongiurare il rischio di decessi.

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Il virus dell’epatite E ha fatto il salto di specie?

Proprio mentre si cerca di contrastare l’azione del Sars Cov 2, ecco che da Hong Kong alcuni ricercatori lanciano l’allarme su un altro virus che pare abbia fatto il salto di specie e che potrebbe essere pericoloso per l’uomo. Si tratta dell’epatite E, virus che fino a poco tempo fa infettava solamente i topi e che invece è stato riscontrato su alcuni uomini. I sintomi dell’infezione sono febbre, ingrossamento del fegato e itterizia.

Il primo caso è stato riscontrato nel 2018 e si pensava che si trattasse di un caso isolato, ma in questi anni ne sono stati scoperti altri 10 di cui l’ultimo qualche settimana fa. Secondo i ricercatori che l’hanno scoperto il problema è che non si conosce il tempo d’incubazione e che ci potrebbero essere centinaia di casi silenti. Inoltre non si capisce come possa avvenire il contagio. Si pensava che possa avvenire stando a contatto con topi contagiati o con acqua infetta, ma l’uomo recentemente positivo alla malattia pare non abbia avuto contatti di tal genere di recente.