Strage di Sacile: ergastolo per la figlia che ha massacrato i familiari

Strage di Sacile: si è concluso il processo ai danni della ragazza che ha massacrato genitori e sorella prima che potessero partecipare ad un matrimonio.

La Corte Suprema di Gostivar (Macedonia) ha condannato all’ergastolo Blerta Pocesta, ragazza di 29 anni che nell’agosto del 2018 ha ucciso i genitori e la sorella. Il triplice omicidio all’epoca dei fatti ha visto il coinvolgimento della procura di Pordenone, visto che a famiglia macedone viveva da 20 anni a Sacile. Qui infatti il padre di Blerta lavorava come operaio in una ditta locale, mentre la madre era impiegata in una ditta di pulizie.

Leggi anche ->Famiglia sterminata: padre, madre e figlia adolescente uccisi nel sonno

Nei giorni precedenti alla strage, l’uomo era partito per la terra natia insieme alla moglie ed alla figlia più piccola per partecipare al matrimonio di amici di famiglia. L’altra figlia, invece, aveva rinunciato alla cerimonia per rimanere in Italia. Secondo quanto ricostruito dalla polizia di Pordenone, in collaborazione con il Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia e con le forze dell’ordine macedoni, Blerta in realtà aveva pianificato di tornare in patria all’insaputa dei familiari.

Leggi anche ->Simone Cantaridi morto in un incidente: fu autore di una strage familiare

Strage di Sacile: ergastolo per la ragazza che ha sterminato la famiglia

Dopo aver raggiunto la Macedonia, si è messa d’accordo con due ragazzi del luogo: uno gli ha permesso di muoversi per il paese senza essere notata, l’altro le ha procurato una pistola. A quel punto la ragazza si è introdotta nella camera d’albergo in cui risiedeva la famiglia e li ha uccisi mentre dormivano. Per allontanare i sospetti, Blerta ha fatto subito dopo ritorno in Italia.

Grazie alle indagini condotte dalla polizia italiana è stato possibile ricostruire gli spostamenti della ragazza in quei giorni e dunque ubicarla sul luogo del delitto proprio nel lasso di tempo in cui è stato compiuto il triplice omicidio. A quanto pare la motivazione di quel folle gesto sarebbe da imputare a tensioni familiari che negli anni si erano acuite. La corte d’assise ha confermato le condanne anche per i suoi complici: 10 anni per quello che l’ha aiutata a compiere la strage, e 3 anni per quello che le ha procurato l’arma.