Decreto Maggio, il ministro Catalfo: “Meno ore di lavoro, stessi salari”

Il governo discute con i sindacati e con le aziende le misure assistenziali da inserire nel decreto maggio per fare riprendere il lavoro.

Conte diretta

In questi giorni il governo sta lavorando per introdurre un iniezione di 55 miliardi utile a far ripartire il lavoro. Un intervento che era previsto già per aprile ma che al momento non sembra ancora pronto del tutto. A tal proposito il premier Conte ci ha tenuto a precisare che gli aiuti contenuti nel Decreto Aprile (ormai diventato Maggio) non saranno sufficienti a tamponare tutte le emergenze del Paese: “non sarà la panacea di tutte le conseguenze negative che stiamo vivendo, ma stiamo facendo il possibile per limitare i danni”.

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La crisi economica che sta vivendo l’Italia si protrarrà ancora a lungo, motivo per cui il presidente del Consiglio ha invitato i sindacati a rimboccarsi le maniche: “la previsione al ribasso del Pil è del -8%, ma si potrebbe contrarre ulteriormente… lavoreremo per non lasciare nessuno indietro”. Dopo i sindacati, oggi tocca ai rappresentanti del mondo imprenditoriale discutere con il governo sui vari punti previsti dal Decreto Maggio. I principali ostacoli rimangono il reddito d’emergenza e la cassa integrazione in deroga, due punti su cui governo, sindacati e imprese discutono ormai da giorni.

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Decreto Maggio, il ministro Catalfo: “Meno ore di lavoro, stessi salari”

Per quanto riguarda il ritorno degli italiani al lavoro, la proposta che più ha fatto discutere è quella presentata dal ministro Catalfo. La titolare del ministero del Lavoro ha pronta una proposta con la quale verrà attuata una temporanea rimodulazione degli orari di lavoro che prevede una riduzione del tempo impiegato nell’attività lavorativa ed il mantenimento degli stessi salari. Secondo quanto emerso i datori di lavoro possono convertire le ore lavorative in corsi di formazione finanziati da un apposito fondo del Ministero del Lavoro.

Parlando della sua proposta, Nunzia Catalfo ha dichiarato: “Si riduce l’orario di lavoro senza avere decurtazioni di stipendio né gravare l’impresa di ulteriori costi, e al tempo stesso si dota il lavoratore di uno strumento di politica attiva che gli permette di acquisire nuove competenze”.

Fabio Scapellato