Vaccino anti-Coronavirus: mille volontari pronti a testarlo

Un esercito di volontari con caratteristiche ben precise da domani si sottoporrà ai primi test clinici del vaccino contro il Coronavirus. 

Sana e robusta costituzione ed età inferiore ai 55 anni: sono questi i requisiti in base ai quali sono stati scelti i più di mille volontari che da domani si sottoporranno ai primi test clinici del vaccino contro il Coronavirus messo in cantiere nella prestigiosa università di Oxford.

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Si tratta del progetto più avanzato d’Europa in termini di sperimentazione sul fronte del contrasto alla pandemia partita da Wuhan. Dopo i risultati incoraggianti registrati nella fase pre-clinica sugli animali, dunque, il prototipo di vaccino – chiamato ChAdOx1 nCoV-19 e frutto della partnership con l’azienda Advent-Irbm di Pomezia – passa alla fase dei trials su uomini e donne “cavia”, che riceveranno fino all’equivalente di 700 euro a titolo di “rimborso spese”.

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La prova decisiva per il vaccino contro la pandemia

I ricercatori di Oxford hanno concentrato i diversi stadi della sperimentazione in quattro mesi, invece dei cinque anni solitamente necessari, alla luce dell’urgenza imposta dalla diffusione del Coronavirus,  grazie anche ai finanziamenti extra (24 milioni di euro) garantiti dal governo britannico.

“Il vaccino – spiega Martino Bardelli, ricercatore ticinese coinvolto nei test di Oxford – è basato su un vettore virale chiamato ChAdOx1, inserito dentro l’involucro di un adenovirus isolato dagli scimpanzé. Il suo genoma però viene modificato per evitare che possa replicarsi o causare un’infezione negli individui vaccinati. Al suo interno viene introdotto il gene della proteina spike del SARS-CoV-2. Quando questo vettore virale infetta le nostre cellule, stimola la produzione della proteina spike per innescare l’attivazione dell’immunità”.

La sperimentazione clinica si svolgerà in diversi laboratori tra Bristol, Southampton e Londra e coinvolgerà un totale di 1.112 volontari, di età compresa tra i 18 e 55 anni, selezionati attraverso scrupolosi controlli medici. A circa metà campione (510 individui) verrà somministrato il ChAdOx1 nCoV-19, e agli altri il vaccino contro la meningite (ovviamente nessuno conoscerà il proprio gruppo d’appartenenza). Poi, terminata la fase 1 e confermata la non tossicità del vaccino, si passerà (ipoteticamente tra fine maggio e inizio giugno) alla fase 2, con gruppi di volontari più anziani.

“E’ quella la fase che ci preoccupa maggiormente – confessa Andrew Pollard, virologo dell’équipe di Oxford – perché tra gli over 70 la risposta immunitaria a molti vaccini è spesso deludente. Se accadesse anche in questo caso, proveremo a somministrare dosi maggiori per rinforzare la reazione del sistema immunitario”. Se tutto andrà bene, si potrà contare già su un milione di dosi a settembre per i pazienti più gravi, per poi passare (ma ci vorrà molto più tempo) alla produzione su larga scala.

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EDS

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