Emergenza Coronavirus: il Paese dove il calcio non si è fermato

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La Bielorussia, il Paese dove il calcio e non solo non si è fermato nemmeno con l’emergenza Coronavirus: parla l’ex attaccante Vitali Kutuzov.

(OLIVER LANG/DDP/AFP via Getty Images)

Il mondo si è ormai fermato di fronte all’emergenza Coronavirus, ma ci sono nazioni in cui non sono stati presi provvedimenti di lockdown. In Svezia, ad esempio, il governo ha tardato nelle sue decisioni rispetto a una sua chiusura. In Bielorussia, addirittura, si gioca ancora a calcio.

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L’incredibile denuncia di quanto sta accadendo in quel Paese arriva da una vecchia conoscenza del calcio italiano, Vitali Kutuzov, terzo marcatore di sempre della nazionale bielorussa.

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Il caso Bielorussia: emergenza Coronavirus non ferma calcio

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L’ex attaccante ha a lungo militato nel nostro campionato, sia in serie A che nelle serie minori, tra Avellino, Milan, Bari, Parma e Sampdoria. Da calciatore ha segnato in tutto 63 gol, dei quali 12 in Serie A e 13 con la maglia della sua nazionale. Coinvolto e squalificato per l’inchiesta calcioscommesse, a soli 32 anni, nel 2012 lascia il calcio e viene ingaggiato come portiere dall’Hockey Club Diavoli Rossoneri. Solo nel 2016 una sentenza penale lo riabilita, assolvendolo per non aver commesso il fatto.

Oggi fa il giornalista, oltre che il portiere di hockey su ghiaccio, vive a Varese, ma denuncia cosa sta accadendo nel suo Paese: in Bielorussia, infatti, il campionato di calcio è ripreso dopo lo stop invernale a metà marzo e le partite si giocano regolarmente. In un’intervista ai quotidiani del gruppo Caltagirone, Vitali Kutuzov denuncia: “La gente in Bielorussia non ha paura, forse non si sono resi conto della pericolosità. Ho sentito la Federazione e si dicono tranquilli. Negli ultimi giorni però più di un amico si è detto preoccupato. Devono fermare il campionato! Possibile che tutti siano stupidi e solo noi bielorussi furbi? Non credo”. Peraltro, il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, si rifiuta di prendere provvedimenti e qualche giorno fa ha affermato: “Saranno di più le persone che moriranno per la disoccupazione e la fame, che per il Coronavirus”.

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