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“Permette? Alberto Sordi”: le dure critiche della famiglia alla fiction

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:12
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“Permette? Alberto Sordi”: la famiglia dello straordinario attore critica duramente la fiction con protagonista Edoardo Pesce in onda il 24 marzo su Rai Uno.

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“Permette? Alberto Sordi” è la fiction che la Rai ha voluto dedicare all’indimenticato attore romano il cui il 15 giugno si festeggerà i 100 anni dalla nascita. Uno sguardo sicuramente diverso quello voluto dal regista Luca Manfredi – figlio di un altro grande della cinematografia italiana, ovvero Nino – e da Edoardo Pesce, l’attore protagonista che ha anche collaborato alla sceneggiatura. La storia intende parlare di vent’anni di vita (1937-1957) dell’attore romano, quindi del periodo sicuramente meno conosciuto rispetto al grande successo popolare della sua carriera.

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“Permette? Alberto Sordi”: le critiche della famiglia

Igor Righetti – voce storica di Radio1 e cugino di Sordi – ha infatti espresso in un’intervista a Il Corriere della Sera la sua perplessità sulla realizzazione della fiction, che non ha visto coinvolta la famiglia. Secondo Righetti infatti il ritratto del grande attore non è di uno sguardo inedito, ma con informazioni piene di “inesattezze, maldicenze e cattiverie”.

Una tra tutte sarebbe il rapporto di Sordi con la madre, che nella fiction appare come una donna triste e ossessiva, che addirittura gli avrebbe impedito di avere una vita sentimentale. Sordi lo ripeteva sempre: “se mi fossi sposato sarei stato un pessimo marito e un pessimo attore”. Diceva infatti di essere legato solo al suo lavoro, che per lui era la cosa più importante.

Un’altra inesattezza importante è quando ha lasciato il suo lavoro per iscriversi all’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Da qui però è stato espulso, non perché un’insegnante ce l’avesse con lui, ma perché non c’era verso di togliergli l’accento romano.

Altra grande assenza è la componente religiosa: Sordi infatti era un fervente cattolico, aveva un altare in casa e tutte le mattine andava a portare dei fiori alla statua della Madonna che aveva nella sua villa. A dirlo non soltanto un collega, ma anche un amico, ovvero Carlo Verdone.