Ilaria Capua preoccupata: “In Lombardia il Coronavirus ha un comportamento anomalo”

La virologa Ilaria Capua spiega che in Lombardia il Coronavirus ha avuto un comportamento anomalo e bisogna capire le cause.

In gennaio Ilaria Capua, virologa che dirige l’Emerging Pathogens Institute (Università della Florida), aveva avvertito del rischio che l’emergenza Coronavirus avrebbe potuto costringere ad una quarantena forzata di tutta la popolazione. La sua osservazione era basata sulla conoscenza del funzionamento di altre epidemie e sul fatto che questo si diffondeva a grande velocità. Per cercare di capire qualcosa in più su quello che sta accadendo in Italia e soprattutto in Lombardia, l’esperta è stata contattata dalla testata francese ‘Le Grand Continent‘. I contenuti dell’intervista sono poi stati riportati in esclusiva italiana da ‘FanPage‘.

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In primo luogo la virologa spiega che la diffusione del virus è stata facilitata dalla velocità delle infrastrutture moderne. Il mondo globalizzato, con la sua facilità di connessione tra luoghi distanti è stato il veicolo perfetto per una diffusione rapida e incontrollabile. Una nozione che già era emersa in alcuni report dell’Oms sul rischio pandemia. A tal proposito l’esperta aggiunge: “Pensiamo all’influenza spagnola, che un secolo fa ci ha messo ben due anni per diffondersi. Questa volta invece sono bastate un paio di settimane. Un virus che stava in mezzo a una foresta, in Asia, è stato improvvisamente catapultato al centro della scena, passando da un mercato in cui venivano radunati animali provenienti da aree geografiche molto diverse. Siamo noi ad aver creato l’ecosistema perfetto per generare spontaneamente delle armi biologiche naturali”.

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Coronavirus, Ilaria Capua spiega: “In Lombardia comportamento anomalo”

Nell’intervista si passa poi ad esaminare il caso Lombardia, dove la pandemia ha cambiato comportamento. Qui infatti sia la velocità di diffusione che il tasso di mortalità si sono alzati in maniera esponenziale. E’ logico chiedersi come mai e l’esperta spiega che ci sono molti fattori da considerare. Per quanto riguarda la velocità di diffusione dice: “Di fronte alla catastrofe attualmente in corso in Lombardia, con i suoi elevatissimi tassi di contagio e di letalità rispetto agli altri focolai, è urgente porsi la domanda. Che cos’è successo a Codogno, a Bergamo, a Brescia? In questa fase possiamo soltanto fare delle ipotesi. Io credo che ci siano dei fattori, che ancora non conosciamo, che possono favorire la diffusione e la permanenza del virus, eventualmente legati alle strutture ospedaliere”.

Lo stesso discorso va fatto per quanto riguarda la mortalità, al momento non si possono che fare ipotesi a riguardo: “Anche la letalità potrebbe essere legata a diversi fattori ancora da studiare. Si possono fare infinite ipotesi con criteri epidemiologici: caratteristiche demografiche (età e sesso), qualità dell’aria, resistenza agli antibiotici, abitudini alimentari, comportamenti… Una spiegazione si deve trovare”. Qualora quello della Lombardia non fosse un caso anomalo ma la normalità, spiega infine la Dottoressa Capua: “Avremmo a che fare con una catastrofe di proporzioni gigantesche, persino più grandi di quelle con cui ci stiamo confrontando ora”.