Piero Angela duro | “Italiani indisciplinati da sempre | Coronavirus una guerra”

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Sul Coronavirus parla Piero Angela. Il presentatore di Super Quark parla del comportamento di tanti italiani che non riescono proprio a rispettare le regole.

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Piero Angela sul Coronavirus ha un duro giudizio FOTO viagginews

Piero Angela parla di Coronavirus, che in Italia sta portando sofferenza senza interruzione da febbraio. Ospite della trasmissione radiofonica di Rai Radio 1 ‘Un Giorno da Pecora’, il 91enne divulgatore scientifico originario di Torino commenta in maniera clinica il comportamento degli italiani.

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E lancia un appello. “Mi rivolgo agli anziani, ma non solo. Bisogna approfittare di questo periodo per potere scrivere la storia della loro vita. Quel che faranno resterà per sempre nella storia delle loro famiglie. Io sarei molto contento di avere un diario oppure un racconto di quanto fecero a loro tempo i miei nonni e bisnonni. Le radici sono qualcosa di importante, sempre”. Come impiega il tempo a casa Piero Angela, ora che non può viaggiare per conferenze ed incontri? “Sto rileggendo i miei libri, dopo l’estate dovrebbe uscire una collana. Perciò vanno aggiornati e serve una prefazione. Poi ho anche ripreso a suonare il pianoforte”.

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Piero Angela Coronavirus: “Italiani indisciplinati storici”

Non manca una critica a noi tutti per questa situazione Coronavirus Italia. “La gente non riesce proprio a restare in casa. E questo perché gli italiani sono indisciplinati per natura, quasi come se trasgredire fosse un piacere. Poi di sicuro piccole e grandi esigenze non mancheranno. Io non sono solo: mio figlio Alberto mi chiama di continuo, sia al telefono che con videochiamate. Quest’ultime rappresentano una grandissima risorsa. La mia famiglia è molto unita e questo è bellissimo”. Infine sul Coronavirus: “È come stare in guerra. Anche se è completamente diverso. io la guerra l’ho vissuta per davvero, avevo 17 anni quando finì. Ho assistito a tantissimi bombardamenti sui civili. Cibo non ce n’era, ho sofferto la fame e vissuto come tanti altri fuori città da sfollati”.

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