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Morto lo scrittore russo Eduard Limonov: chi era

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:00
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Chi era lo scrittore russo Eduard Limonov, morto oggi: intellettuale e dissidente dell’era sovietica, scandalizzò l’Urss coi suoi romanzi.

(screenshot video)

Lo scrittore russo, politico e dissidente dell’era sovietica Eduard Limonov è morto a 77 anni. Il suo romanzo d’esordio, Eto ja — Èdička, ovvero “Io, Edicka”, scandalizzò tutti in madre patria, in Italia uscì nel 1985 col titolo “Il poeta russo preferisce i grandi negri”.

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La sua morte è stata annunciata dal deputato della Duma di Stato (parlamento nazionale) e caporedattore della rivista “Yunost” Sergei Shargunov. A quanto pare, la morte dello scrittore russo è legata alle complicanze di un intervento chirurgico, ma a tal proposito mancano comunque conferme.

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Carriera e curiosità su Eduard Limonov, scrittore e dissidente russo

Shargunov ha riferito all’agenzia di stampa TASS che Limonov è morto martedì sera in un ospedale di Mosca. Ha spiegato inoltre che fino all’ultimo è rimasto lucido, il che fa pensare a una morte del tutto inattesa e improvvisa. Nato nella regione russa di Nižnij Novgorod (allora Gorkij) nel 1943, come Eduard Savenko, da una famiglia di militari, Limonov è cresciuto principalmente a Kharkov, nell’Ucraina sovietica. Si trasferisce a Mosca negli anni ’60 dove scrive poesie e diventa attivo in ambienti letterari. Nel 1973, Limonov e la sua seconda moglie, Elena Shchapova, emigrarono dall’Unione Sovietica. La loro storia finì poco dopo, quando la donna lo lasciò per sposare un uomo italiano, di nobili origini.

Limonov si stabilì a New York, lavorando per un giornale in lingua russa e immergendosi nella politica radicale e nella sottocultura punk. Disilluso con l’America, Limonov si trasferì a Parigi nel 1980. In Francia, i suoi scritti trovarono un pubblico ricettivo e rimase popolare lì nei decenni successivi. Nel 2011, il regista e scrittore francese Emmanuel Carrère ha scritto un romanzo biografico basato sulla sua vita. Apolide dal 1974 al 1987, lo scrittore tornò in madre patria poco prima del crollo dell’Impero Sovietico. A Mosca, fondò una rivista “Limonka” e fondò un partito politico ultra-nazionalista di ispirazione bolscevica, che però fu messo al bando poco dopo. Negli anni Novanta, venne fotografato con una pistola sulle colline sopra Sarajevo, alla presenza di Radovan Karadzic, ritenuto un criminale di guerra serbo. Nel 2001 venne arrestato per terrorismo quando fu accusato di aver pianificato di formare un esercito per invadere il Kazakistan.