Studentessa fuggita al sud per il Coronavirus: “Mi sentivo in trappola a Milano”

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Una studentessa tornata al sud prima del blocco della Lombardia spiega di aver rispettato tutte le regole e che è fuggita per paura di rimanere bloccata.

Sono stati in tanti quelli che sabato sera e notte hanno preso treni, pullman e auto per lasciare la Lombardia prima che l’estensione della zona di sicurezza diventasse effettiva. Si tratta principalmente di ragazzi e studenti che si trovavano nel capoluogo lombardo per ragioni di studio e lavorative. Data la situazione hanno preferito fare ritorno alle loro città natie, spaventati dalla possibilità di non rivedere più i propri cari.

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Tra questi c’è sicuramente Maria Falcone, ragazza originaria di Eboli che si trovava a Milano per studiare Giurisprudenza alla ‘Bocconi’. La studentessa è stata intervistata dal quotidiano ‘Il Mattino’ ed ha spiegato che l’idea di tornare a casa l’aveva già da tempo. Quando le viene chiesto infatti perché non fosse tornata prima ha risposto: “Non erano ancora chiare le dimensioni della diffusione del contagio. Inoltre, prima di tornare a casa avevo la necessità di essere certa di non aver contratto il virus per tutelare la mia famiglia. I corsi all’Università sono frequentati da ragazzi di tutto il mondo e ci sono studenti che provengono anche dai paesi individuati, poi, zone rosse, come Lodi e Codogno. Così ho scelto l’autoquarantena”.

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Coronavirus, studentessa tornata al sud: “Mi sentivo in trappola”

Per quattordici giorni Maria è rimasta in autoisolamento e sabato mattina il padre era giunto a Milano per portarla a casa in auto. Il piano era quello di tornare domenica mattina con calma, ma poi si è diffusa la bozza del decreto: “Mi sono sentita in trappola. Ho avuto paura di non avere più la possibilità di tornare a casa”, spiega la studentessa che poi aggiunge: “La fuga della notizia sul decreto che avrebbe firmato il presidente Conte di lì a breve, ha gettato tutti nel panico. Mio padre ha immediatamente chiamato il numero verde della Regione Lombardia per spiegare che stava entrando in regione per prendermi e portarmi a casa”.

Maria spiega infine che non è stato necessario effettuare il tampone poiché non presentava sintomi ed aveva già effettuato un periodo di quarantena, ma al ritorno ad Eboli ha comunque segnalato il proprio ritorno: ” È doveroso rientrare rispettando le regole. Noi abbiamo chiamato la polizia municipale di Eboli per lasciare loro il mio nominativo, comunicando il mio ingresso in città. La Asl mi ha detto che, non avendo sintomi, non era necessario effettuare il tampone. Ora devo rimanere in quarantena ad Eboli per altri quattordici giorni”.