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Coronavirus, 50enne positivo al test in Giappone va al bar: “Voglio diffondere l’epidemia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:46
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Il paziente, che non mostrava i tipici sintomi del Coronavirus, è stato sottoposto al test nella città giapponese di Gamagori dopo che entrambi i suoi genitori – con cui vive – si sono ammalati. Lo riferisce il Mirror (clicca qui per l’articolo fonte)

E’ risultato positivo al test del Coronavirus ma, lungi dal rispettare le misure di quarantena per proteggere se stesso e gli altri, ha avuto la folle di idea di “diffondere l’epidemia”. L’uomo, sulla cinquantina, non mostrava i sintomi del virus, ma dopo che entrambi i genitori – con i quali vive – si erano ammalati è stato sottoposto all’esame di rito nella città giapponese di Gamagori.

Una volte ricevuto l’esito, gli è stato detto di aspettare a casa fino a quando i medici non avrebbero trovato un posto per lui in una struttura sanitaria. Invece di seguire il consiglio degli esperti, però, il Nostro ha deciso di prendere un taxi e recarsi in un bar izakaya – un tipico locale giapponese che serve bevande alcoliche e snack – dopo aver riferito a un familiare: “Ho intenzione di diffondere il virus”.

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Un nuovo “untore” del Coronavirus

Una volta messo in atto sul suo folle proposito, l’uomo (le sue generalità non sono ancora state rese note) ha informato gli altri avventori del bar che era risultato positivo al Coronavirus, nello shock generale. E’ a quel punto che un membro dello staff ha allertato un centro sanitario locale. Gli agenti del Commissariato di Polizia di Gamagori, con indosso tute protettive, sono arrivati nel bar in questione quando l’uomo era già tornato a casa in taxi.

Ora il locale è in fase di “sterilizzazione” e i membri dello staff, oltre ai clienti, sono sottoposti a tutti i controlli e gli accertamenti del caso. Il sindaco di Gamagori, Toshiaki Suzuki, ha stigmatizzato il gesto dell’uomo giudicando “deplorevole che non sia rimasto a casa come indicato”. Nel frattempo il numero di casi di coronavirus in Giappone è aumentato di oltre 1.000 unità, secondo i dati rilasciati dal Ministero della Salute.

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EDS