Shelley Duvall, celebre star di Shining: “Io distrutta da Stanley Kubrick”

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Shelley Duvall, entrata nella storia del cinema grazie a Shining, racconta che la sua vita è stata rovinata dagli “abusi” di Stanley Kubrick: “Perdita di capelli, sanguinamenti e lacrime”.

Shelley Duvall deve la sua fama come attrice soprattutto al ruolo di Wendy Torrance, interpretato sul set di Shining, il capolavoro di Stanley Kubrick del 1980. Ma l’ha pagata a caro prezzo: quell’esperienza professionale è infatti, racconta lei stessa, all’origine dei suoi gravi problemi di salute mentale e mentale, complice gi atti di “bullismo” subìti durante le riprese.

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La confessione di Shelley Duvall

Shelley Duvall si mostra oggi appesantita con capelli grigi lunghi e radi, pelle cadente e denti screpolati, ma gli occhi più che mai luminosi e vigili. Si è ritirata dalle scene del cinema nel 2002 dopo anni di disoccupazione forzata, salvo l’esperienza come produttore esecutivo in un paio di serie e filmper la tv. Nel frattempo, la sua salute mentale si è gravemente deteriorata. E il responsabile, a suo dire, è proprio Kubrick, che la volle – allora appena 28enne – come protagonista del suo Shining. Quei 13 mesi di lavoro sul set con il leggendario regista l’avrebbero portata sull’orlo della follia.

“Quel film è stato un inferno”, ha ammesso Shelley anni dopo. “C’è stato un grande cast… Erano tutte persone meravigliosamente esilaranti, ma poi c’era Stanley Kubrick, il regista di questo capolavoro iconico. Se non avesse fatto il regista come aveva fatto lui, se non avesse fatto tutto con forza e crudeltà, allora credo che non si sarebbe rivelato per quello che era”. Dal suo primo giorno sul set, infatti, Kubrick colse ogni occasione per punire Shelley per motivi insondabili, proibendo al resto del cast di offrirle qualsiasi conforto, e anzi esortandotutti a ignorarla ogni qual volta fosse possibile. Così, la giovane attrice si ritrovò completamente sola e senza amici durante l’esperienza più impegnativa della sua vita.

Shelley iniziò persino a perdere i capelli per lo stress provocato dalle richieste del regista, che per rendere le scene ancor più “reali” spesso la teneva all’oscuro di quel che stava accadendo, costringendola a vivere – date le circostanze – momenti di puro terrore. Kubrick, per giunta, non si complimentò mai con lei, aggiungendo frustrazione a frustrazione. “Stanley mi ha spinto più lontano di quanto non sia mai andata. Quello fu il ruolo più difficile che abbia mai interpretato”. Lo stesso Jack Nicholson ammise che a Shelley toccò la parte più difficile che abbia mai ricordato.

Come se non bastasse, lo sforzo dell’attrice non è stato ripagato – almeno all’inizio – dalla critica né dal pubblico. “Dopo tutto quel lavoro, quasi nessuno ha nemmeno commentato la mia performance… Le recensioni parlavano solo di Kubrick, come se io non esistessi”, ha osservato lei stessa. Il poco fortunato prosieguo della sua carriera le ha dato il colpo di grazia. “Dopo una certa età alle persone di Hollywood all’improvviso vengono offerti meno ruoli nei film”, ha detto. Ma a farne le spese, purtroppo, è stato soprattutto il suo equilibrio psichico.

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EDS