Il Virologo del Sacco: “Così proviamo a fermare il Coronavirus” – VIDEO

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Il primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, spiega perché la chiusura delle scuole può essere utile per limitare la diffusione del Coronavirus. 

Sì alla temporanea chiusura delle scuole annunciata ieri, mercoledì 4 marzo, dal presidente del consiglio Giuseppe Conte e dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. La misura, a detta di Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, è utile, ancorché non risolutiva, a contrastare l’emergenza Coronavirus, assieme ad altre precauzioni come la “distanza minima” di almeno un metro tra una persona e l’altra e il frequente lavaggio delle mani.

“Sono favorevole a questa scelta, anche se mi rendo conto che, non essendoci precedenti, è facile dire che non ci sono dati che sostengono la necessità di una misura simile”, spiega Galli ai microfoni di Sky TG24 a proposito della chiusura degli istituti scolastici. L’esperto sottolinea inoltre che i bambini e gli adolescenti possono avere il coronavirus Sars-CoV-2 e trasmetterlo anche se apparentemente stanno benissimo: “Chiudere le scuole, dunque, è un modo per limitare la diffusione dell’epidemia ed evitare la circolazione di mezzi pubblici affollati nelle ore di punta”.

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Le armi a disposizione contro il Coronavirus

Quanto all’uso della mascherina, Massimo Galli spiega che deve essere indossata dagli operatori sanitari e dalle persone costantemente a contatto con il pubblico. “Per quanto attiene l’utilizzo delle mascherine in altri contesti, direi che la materia è meno definita e studiata. Non mi sentirei di propugnare un’assoluta generalizzazione”, sottolinea il primario infettivologo. “Un tassista, per esempio, che lavora tutto il giorno a contatto con i clienti e non può mantenere una distanza ragionevole dalle persone che trasporta, dovrebbe indossare la mascherina come forma di precauzione”.

L’esperto esclude poi che il contagio possa diminuire con l’arrivo della primavera e l’aumento delle temperature, non essendovi alcuna prova scientifica a riguardo. “Se si ragiona sulle pandemie influenzali del passato, la spagnola è comparsa in primavera, mentre l’H1N1 ha avuto il suo picco in Italia a ottobre”, osserva Galli. Secondo una prima stima, ancora approssimativa e provvisoria, il coronavirus Sars-CoV-2 sarebbe arrivato in Italia tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Il punto è che questo “è un virus nuovo, che ha tutta una serie di persone che non sono immuni, fa un po’ quello che gli pare”. Proprio per questo nessuno risulta immune, si tratta di un virus “completamente nuovo per l’umanità”.

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EDS