Coronavirus, l’epidemiologo Demicheli: “Bisogna limitare i contatti”

L’epidemiologo dell’unità di crisi della Lombardia ritiene che bisogna prolungare le restrizioni per evitare il diffondersi del Coronavirus.

In questi ultimi giorni gli esperti hanno condiviso delle informazioni atte a calmare la popolazione, facendo capire che non c’è bisogno di avere panico. Da un punto di vista clinico, infatti, il coronavirus non desta particolari preoccupazioni: il 90% dei contagiati guarisce da solo o con delle cure blande. Diverso è il discorso dal punto di vista organizzativo, limitare i contatti tra le persone al momento rimane l’unica soluzione per evitare che il contagio si diffonda a macchia d’olio.

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A ribadirlo in un’intervista concessa al ‘Corriere della Sera’ è l’epidemiologo dell’Unità di Crisi della Regione Lombardia, Vittorio Demicheli: “I dati ci dicono che oggi ogni paziente con il coronavirus trasmette la malattia ad altri due. E dove ci sono molti contagi la curva epidemiologica cresce in modo esponenziale: bloccare a quel punto non serve più a nulla. Bisogna intervenire prima. Lo dice la scienza e la politica deve ascoltarla”.

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Coronavirus: in Lombardia bisogna prolungare le misure restrittive

Demicheli innanzi tutto ribadisce la bassa pericolosità del virus: “Il virus clinicamente non dà problemi, o comunque è facilmente risolvibile, nel 90% dei pazienti. Ma in oltre il 10%, soprattutto se anziani, comporta problemi gravi che richiedono un ricovero in Terapia intensiva”. Ciò nonostante esisterebbe un problema a livello strutturale e organizzativo qualora il numero di contagi continuasse a salire in maniera drastica. Demicheli infatti spiega: “Ci sono due problemi. Gli ospedali vicino ai focolai del contagio non sanno più dove mettere i malati, soprattutto quelli gravi che hanno bisogno della Rianimazione. Oggi il sistema ospedaliero regge perché i pazienti possono essere trasferiti negli ospedali delle città non ancora colpite. Ma se il numero di contagiati si allarga rischia di andare in default”.

Per spiegare a cosa si riferisce l’epidemiologo fa l’esempio di Codogno: “Il caso di Codogno, dove il contagio continua a essere di 5-6 casi al giorno come all’inizio, ci dimostra che intervenire dopo serve a poco: la corsa del virus ormai è partita. Se invece che nel Lodigiano, dove comunque ci sono solo 50 mila abitanti, la stessa situazione succedesse a Milano, sarebbe un disastro. È il motivo per cui è fondamentale agire prima”. Risulta chiaro che solo le misure preventive possono scongiurare un simile scenario, motivo per cui l’epidemiologo spiega: “L’obiettivo è rallentare i contagi in modo da portarli a uno a uno, cioè con una persona che ne infetta un’altra e non due come adesso. Per farlo bisogna limitare i contatti”.