Coronavirus Italia | Paziente 1 soccorso a Codogno con 36 ore di ritardo

Una ricostruzione dei fatti riferisce che, per la situazione Coronavirus, il 38enne di Codogno indicato come “paziente 1”, sarebbe stato ricoverato in ritardo.

Coronavirus paziente 1
Situazione Coronavirus Italia polemiche sul ricovero del paziente 1 FOTO viagginews

Emergono dei dettagli sul cosiddetto ‘paziente 1’ in merito alla situazione Coronavirus Italia. Lui è il 38enne di Codogno, in provincia di Lodi, che ha contagiato diverse persone tra parenti, amici e colleghi di lavoro all’incirca una settimana fa.

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Tra questi c’è anche la moglie incinta all’ottavo mese. Sul suo conto si apprende che Mattia – questo il suo nome – è entrato in Pronto Soccorso alle 03:12 del 19 febbraio, per la seconda volta. Ed a 36 ore di distanza da un primo consulto urgente all’ospedale di Codogno. La cosa ha portato alcuni, tra cui il premier Giuseppe Conte, ad ipotizzare che qualcosa nella struttura possa non avere funzionato a dovere. Esternazioni che hanno suscitato il fastidio di Attilio Fontana, governatore della Regione Lombardia. Mattia viene sottoposto a test da Coronavirus il 20 febbraio alle ore 16:00, per poi restare un giorno e mezzo all’interno del reparto medicina.

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Coronavirus Italia, cosa era accaduto al paziente 1

Il ritardo sarebbe spiegabile con il fatto che il paziente 1 non è mai stato in Cina. Cosa che invece le direttive del Ministero della Salute pongono come priorità nei presunti casi da Coronavirus in Italia. Il 38enne mostrava i segni di una polmonite, circostanza da ritenere delicata per un individuo di età ancora relativamente giovane ed in perfetta forma fisica, essendo uno sportivo. Il non essere stato in Cina però avrebbe fatto da discriminante. Fatto sta che l’ospedale di Codogno risulta avere rispettato le direttive ministeriali, come spiegato dall’assessore alla Sanità lombardo, Giulio Gallera. Purtroppo però questo ha fatto si che Mattia restasse in ospedale per un giorno e mezzo senza sapere che fosse infetto. In quelle 36 ore ha avuto a che fare con i familiari che gli avevano fatto visita e con il personale medico, non adeguatamente accessoriati per un contatto diretto.

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Il 38enne posto in isolamento troppo tardi

E comunque la notizia della sua positività al Coronavirus giunge solamente alla mezzanotte del 20 febbraio, nonostante la conferma del test risalga alle 21:00. Partono le consultazioni via chat e telefono che coinvolgono personale medico dell’ospedale di Codogno ed autorità sanitarie locali, regionali e nazionali. Subito dopo Mattia finisce nel reparto di Rianimazione e finisce con il contagiare anche i due anestesisti che lo hanno intubato. All’indomani la struttura viene chiusa e posta in isolamento. Ad oggi ci sono i dipendenti del personale medico che si trovano rinchiusi in ospedale assieme ai pazienti.

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“Commessi tanti errori quella notte”

In molti aspettano ancora di potere svolgere il test di individuazione della malattia. Mancherebbero però tamponi e mascherine. Tutta questa ricostruzione viene fatta dal Corriere della Sera. Il giornale cita anche una fonte anonima all’interno dell’ospedale di Codogno, che tramite Whatsapp avrebbe affermato che “quella notte tutto è andato sbagliato. Si trattava di una emergenza mai vista però, ed accusare col senno di poi non sarebbe corretto. La gestione di quella notte sarebbe potuta andare meglio, ma non era facile. E chiunque ha lavorato senza sosta. Ora non resta che imparare dagli errori”.

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