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Coronavirus, denuncia choc da un ristorante: “Nessuno ci ha detto niente”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:47
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La titolare del ristorante dove ha cenato il paziente1 lamenta di aver saputo “solo il giorno dopo” dell’uomo contagiato dal Coronavirus.

“Noi che il paziente di Codogno col Coronavirus era stato a cena qui lo abbiamo saputo prima dai giornali che dalla Asl, lo troviamo grave”: così dice Sara Merlini, titolare del ristorante Bellaria di Rivergaro (Piacenza). E’ proprio qui che ha mangiato il paziente 1, 38 anni, ricoverato all’ospedale di Codogno in prognosi riservata.

“Siamo molto scossi, lui è venuto qui a cena sabato 15, una settimana fa – prosegue la ristoratrice -. Lo abbiamo saputo con certezza ieri alle 10 perché ci ha contattati un’operatrice della Asl, ma il nome del nostro ristorante con l’elenco di tutti gli spostamenti del paziente era già dalla mattina presto sul Corriere della Sera. Ci eravamo svegliati con vari messaggi di clienti e amici che ci avvisavano e mandavano le foto del giornale”. E “visto che i giornali vanno in stampa la sera prima, se avessero informato anche noi avremmo potuto chiudere il ristorante almeno venerdì sera e non esporre nessuno a rischi ulteriori”. Succede anche questo nel pirno dell’emergenza Coronavirus.

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L’ombra dei ritardi nella gestione dell’emergenza Coronavirus

Sara Merlini ora è un po’ più tranquilla, ma teme che la catena dei contagi da Coronavirus sia più vasta di quanto immaginato. “Io, mia sorella e i camerieri abbiamo fatto i tamponi ieri, siamo negativi ma qui siamo stati aperti una settimana dalla sera in cui è venuto a cena”. Quanto al paziente 1, “ci hanno mostrato delle foto per circoscrivere l’area del ristorante in cui era seduto, identificare il tavolo, se l’è ricordato mia sorella. Era a cena con la moglie incinta, altre due coppie e tre bambini. Ci siamo poi ricordati che sembrava non stare bene, era appoggiato al tavolo, quasi in disparte, infatti due giorni dopo è andato al pronto soccorso”.

E ancora: “I clienti hanno cominciato a tempestarci di telefonate nel panico, chiedendoci se era vero che il cliente fosse stato lì, cosa dovevano fare e abbiamo spiegato che purtroppo noi non ne sapevamo più di loro. Poi hanno disdetto tutte le prenotazioni, ma avevamo chiuso noi comunque il locale per tutelare la clientela, nonostante la Asl non ce lo avesse chiesto. Abbiamo informato perfino noi stessi alcuni clienti prima di sapere i risultati del test”.

Ora il problema è tornare alla normalità: “Dovremmo riaprire mercoledì – conclude la ristoratrice – ma non abbiamo prenotazioni, noi abbiamo saputo che siamo negativi al test con una telefonata dell’Asl arrivata oggi, ma sarà dura riprendere la normalità, c’è la psicosi. Pensiamo di fare la sanificazione del locale per tranquillizzare ancora di più la clientela, ma capisco la preoccupazione perché l’ho vissuta sulla mia pelle in questi giorni…”.

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EDS